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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31223/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnava l'ordinanza che aveva disposto a suo favore l'indennizzo per ingiusta detenzione di euro 113.361,06 relativa al periodo dal 20/07/2016 al 09/06/2018. Contestava la valutazione del periodo di custodia cautelare (sostenendo che fossero 570 giorni in carcere e 120 giorni agli arresti domiciliari) e la mancata liquidazione di un ulteriore indennizzo per danni alla salute, alla vita di relazione e alla reputazione (tra cui la frattura dei rapporti familiari e la separazione personale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito secondo cui il periodo aggravato per trasgressione è stato legittimamente computato come continuazione degli arresti domiciliari e non quale custodia cautelare in carcere, essendo l'aggravamento conseguenza della trasgressione delle prescrizioni e dunque non rientrante nella nozione di "ingiusta detenzione". Ha inoltre confermato che il giudice della riparazione ha adeguatamente motivato la quantificazione dell'indennizzo (in linea con i parametri di legge e la giurisprudenza) e che le allegazioni generiche sul danno ulteriore non erano sufficientemente circostanziate né provate per giustificare una maggior liquidazione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e il ricorrente condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • artt. 314 e 315 cod. proc. pen.

    L'istituto della riparazione per ingiusta detenzione è un'indennità di natura solidaristica (non risarcitoria secondo le regole del diritto civile); la liquidazione è equitativa e deve tenere conto della durata della detenzione e delle conseguenze personali, patrimoniali e psichiche sopportate.

  • limiti e parametri monetari (massimale e parametri giornalieri)

    euro 516.456,90; euro 235,82; euro 117,91

    Esiste un tetto massimo all'indennizzo (516.456,90 euro) e parametri giornalieri orientativi (235,82 euro per la detenzione in carcere; 117,91 euro per gli arresti domiciliari); il giudice può discostarsi sulla base di prova e motivazione ragionevole.

  • Cass. sez. IV, 7 giugno 2016, n.30578

    Principio secondo cui l'aggravamento della misura cautelare determinato da una trasgressione delle prescrizioni non può essere computato come ingiusta custodia cautelare ai fini della riparazione.

  • Sez. Un., n.1 del 6/3/1992 (Favilli)

    Chiarisce la natura non risarcitoria dell'indennizzo e la necessità di un'apprezzamento equitativo, valutando globalmente gli elementi disponibili (conseguenze morali, patrimoniali, fisiche e psichiche).

  • Cass. sez. IV, 16 luglio 2021, Rv. 281513

    Il sindacato della Corte di legittimità è limitato a verificare la congruità e la logica della motivazione del giudice di merito; non può sostituirsi ad esso nella valutazione del merito economico se la decisione non è manifestamente arbitraria o simbolica.

  • Cass. Sez.4, 06/06/2019, n.39773

    Per ottenere una maggior liquidazione per danni ulteriori è necessaria un'allegazione circostanziata e prove del nesso causale tra detenzione e pregiudizi gravemente superiori alla media; il mero richiamo assertivo non basta.

Massime di principio

  • L'aggravamento della misura cautelare disposto per trasgressione delle prescrizioni non configura di per sé "ingiusta detenzione" e non va computato come custodia cautelare ai fini dell'indennizzo.
  • Il giudice della riparazione dispone di ampia discrezionalità equitativa nella determinazione del quantum; la Corte di Cassazione controlla solo la logicità e la motivazione, non la congruità economica nel merito se non in caso di arbitrarietà o simbolicità.
  • Per ottenere maggiori somme oltre il parametro giornaliero standard è necessario allegare e provare in modo circostanziato i danni specifici (danno alla salute, alla vita di relazione, perdita lavorativa, notorietà negativa), non bastano affermazioni generiche.
  • La prova del nesso causale tra detenzione e danni ulteriori è essenziale: documenti, perizie o elementi concreti sono richiesti per discostarsi dallo standard aritmetico.
  • La riparazione ex artt. 314-315 c.p.p. è distinta dal risarcimento civile ex art. 2043 c.c.; non tutto il pregiudizio derivante dall'essere indagato/imputato è risarcibile tramite l'indennizzo per ingiusta detenzione.
  • Documenti relativi a vicende personali (es. comunicazioni per separazione) devono essere previamente collegati e provati nel loro rapporto causale con la detenzione per essere rilevanti ai fini della maggiorazione dell'indennizzo.
  • In caso di rigetto del ricorso in Cassazione la parte soccombente può essere condannata alle spese processuali.

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