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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17659/2024 del 03/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha confermato la confisca dei beni sequestrati in esecuzione di una sentenza di patteggiamento. Le censure principali sono: mancanza, contraddittorietà e genericità della motivazione in relazione ai presupposti della confisca; confusione tra confisca diretta (art. 240 c.p.) e confisca per sproporzione/allargata (art. 240-bis c.p.) senza individuazione dei singoli beni attinti né quantificazione del profitto; errata valutazione dell'intervento in giudizio di una terza (Filomena Ciaravolo) e mancata valutazione della disponibilità materiale dei beni; per De Maio, dedotta anche la conversione illegittima del sequestro probatorio in sequestro preventivo (art. 262 c.p.p.) e l'omessa motivazione circa la confisca di beni cointestati con terzi in buona fede (con specifiche contestazioni sull'effettiva disponibilità e origine lecita dei fondi che alimentano i conti e buoni fruttiferi). Fabretti ha inoltre chiesto rinvio in attesa della motivazione di una sentenza connessa, deducendo la coincidenza della stessa fattispecie.

La decisione

La Corte ha rigettato la richiesta di rinvio avanzata da Fabretti ritenendo che il giudizio fosse limitato alla legittimità della confisca. Nel merito ha accolto i ricorsi per carenza motivazionale assorbente le altre doglianze: l'ordinanza impugnata è risultata ambigua e contraddittoria, alternando argomentazioni sulla confisca diretta e sulla confisca per sproporzione senza individuare i criteri e i beni attinti, senza quantificare il profitto e senza svolgere la necessaria valutazione individuale e temporale della sproporzione; inoltre non sono state fornite prove gravi, precise e concordanti circa la materiale disponibilità dei beni intestati a terzi, e non è stata rispettata la disciplina e la giurisprudenza in materia (anche rispetto al trattamento distinto per i beni intestati al coniuge). Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Reggio Calabria - Sezione G.I.P.

Norme richiamate

  • art. 240 cod. pen.

    La confisca diretta richiede il nesso di strumentalità o derivazione tra i beni e il reato; la sentenza deve individuare e motivare quali beni costituiscono profitto o strumento del reato e quantificare il profitto ove necessario.

  • art. 240-bis cod. pen.

    La confisca per sproporzione/allargata opera quando sussiste una sproporzione tra redditi/proventi e patrimonio senza giustificazioni credibili; richiede valutazione individuale, quantificazione e rispetto del criterio della ragionevolezza temporale tra acquisizione dei beni e commissione dei reati-spia; la presunzione di illiceità opera nei confronti dell'imputato e, con regole più rigorose, anche nei confronti di terzi, salvo prova contraria.

  • art. 262 cod. proc. pen.

    Disciplina la restituzione dei beni sottoposti a sequestro probatorio; la Corte ha richiamato che non può essere fatta erroneamente discendere la conversione in sequestro preventivo senza valutazione degli atti e dei tempi, come dedotto da De Maio.

  • art. 669, comma 8, cod. proc. pen.

    Eventuali contrasti di giudicato tra sentenze su questioni identiche possono essere risolti in sede esecutiva secondo l'art. 669 co. 8 c.p.p.; perciò non era necessario rinviare l'udienza istruttoria in Cassazione per la dedotta sentenza connessa.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 27421/2021; Sez. 2, n. 52626/2018; Sez. 2, n. 37880/2023; Sez. 6, n. 38150/2021)

    Richiamati principi consolidati: la confisca per sproporzione richiede raffronto puntuale tra redditi e acquisti nel periodo pertinente; la presunzione di illiceità va circoscritta temporalmente; l'onere probatorio circa la reale disponibilità di beni intestati a terzi grava sull'accusa con elementi di gravità, precisione e concordanza; la presunzione relativa può operare anche per i beni intestati al coniuge quando emerge la natura simulata dell'intestazione.

Massime di principio

  • La confisca deve essere motivata in modo chiaro e distinto: il giudice deve specificare se opera una confisca diretta (art. 240 c.p.) o una confisca per sproporzione/allargata (art. 240-bis c.p.) e motivare i presupposti per ciascuna ipotesi.
  • Occorre l'individualizzazione dei beni attinti dalla misura e, se si sostiene che siano profitto del reato, la quantificazione o, quanto meno, una chiara ricostruzione logica del nesso di strumentalità/derivazione.
  • Per la confisca per sproporzione è necessario un accertamento rigoroso della sproporzione con riferimento ai periodi temporali rilevanti e una valutazione della giustificazione credibile della provenienza dei beni.
  • La responsabilità probatoria circa la disponibilità materiale di beni intestati a terzi grava sull'accusa: non basta la sola sproporzione tra valore dei beni e reddito del terzo; servono elementi di gravità, precisione e concordanza.
  • La presunzione relativa di simulazione dell'intestazione può operare con maggiore facilità con riferimento ai beni intestati al coniuge, ma anche qui occorre una motivazione adeguata e circostanziata.
  • La conversione di un sequestro probatorio in sequestro preventivo richiede un corretto esame degli atti e dei termini: non può essere desunta in modo automatico senza motivazione conforme agli artt. previsti (es. art. 262 c.p.p.).
  • Eventuali contrasti tra giudicati su medesimi fatti possono essere affrontati e risolti nella fase esecutiva (art. 669 co. 8 c.p.p.), perciò la mera esistenza di una sentenza connessa non implica automaticamente il rinvio dell'udienza in Cassazione.

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