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Sentenza

Sentenza n. 14205/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento – previa tutela cautelare - del provvedimento n. 1650 del 9/3/2026 del Consolato Generale d’Italia Casablanca con il quale veniva respinta la domanda di visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro presentta dal Sig.-OMISSIS-

Giustizia amministrativa202605534

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione attiva. Secondo la costante giurisprudenza richiamata dalla Sezione, il potenziale datore di lavoro non è legittimato a impugnare il provvedimento negativo relativo al visto d’ingresso richiesto dal lavoratore straniero, poiché il diniego è rivolto esclusivamente a quest’ultimo. Le spese di lite sono state compensate, trattandosi di una pronuncia in rito.

TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d’ingresso per motivi di lavoro adottato dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca nei confronti del lavoratore straniero

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente, quale potenziale datrice di lavoro, ha impugnato il diniego di visto d’ingresso opposto dal Consolato italiano al cittadino marocchino per il quale aveva ottenuto dal competente Sportello unico per l’immigrazione il nulla osta al lavoro nominativo. Il TAR ha rilevato che il provvedimento consolare era diretto esclusivamente al lavoratore straniero richiedente il visto e ha quindi esaminato preliminarmente la legittimazione attiva della società, senza procedere alla valutazione dei motivi sostanziali eventualmente dedotti contro il diniego.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La disposizione è richiamata quale base per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Il potenziale datore di lavoro che abbia ottenuto il nulla osta al lavoro nominativo non è legittimato a impugnare il diniego di visto d’ingresso adottato dalla rappresentanza diplomatico-consolare nei confronti del lavoratore straniero, quando il provvedimento sia diretto esclusivamente a quest’ultimo.
  • La legittimazione a impugnare un diniego di visto d’ingresso spetta al lavoratore straniero destinatario del provvedimento, non alla società che intenda instaurare con lui un rapporto di lavoro; il ricorso proposto dal potenziale datore di lavoro è pertanto inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

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