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Sentenza

Sentenza n. 938/2026 - Napoli, Sezione 3

per l’ottemperanza al giudicato discendente dalla sentenza n. 1012/2024 del 15 maggio 2024, emessa dal Tribunale di Torre Annunziata, Sezione Lavoro, nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito – Ufficio Scolastico Regionale per la Campania in materia di carta elettronica del personale docente.

Giustizia amministrativa202504916

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IIISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata o non comprovata esecuzione del giudicato civile relativo all’attribuzione della carta elettronica del personale docente per cinque annualità, per l’importo complessivo di € 2.500,00

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza al giudicato discendente dalla sentenza del Tribunale di Torre Annunziata, Sezione Lavoro, che le aveva riconosciuto il beneficio della carta elettronica del personale docente. Nel corso del giudizio ha chiesto la cessazione della materia del contendere, affermando che l’amministrazione avrebbe provveduto ad attribuire il voucher carta del docente. Tuttavia, non ha prodotto elementi idonei a dimostrare che l’attribuzione fosse effettivamente intervenuta per l’intero importo richiesto, pari a € 2.500,00 per cinque annualità scolastiche. Ha giustificato l’omessa documentazione richiamando l’inaccessibilità del portale web del bonus per problemi tecnici.

La decisione

Il TAR ha escluso la possibilità di dichiarare la cessazione della materia del contendere, poiché mancava la prova della piena soddisfazione della pretesa azionata, richiesta dall’art. 34, ultimo comma, c.p.a. La difficoltà di accesso al portale non è stata ritenuta sufficiente a giustificare l’assenza di prova, essendo possibile acquisire una certificazione sostitutiva dall’amministrazione scolastica. Dall’istanza della ricorrente il giudice ha quindi desunto la volontà implicita di non proseguire il giudizio e la sopravvenuta carenza di interesse alla sua definizione. Il ricorso è stato dichiarato improcedibile. Le spese sono state integralmente compensate per giusti e particolari motivi legati all’evoluzione della vicenda, mentre il contributo unificato è rimasto a carico della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base del giudizio di ottemperanza.

  • art. 34, ultimo comma, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere richiede che sia comprovata la piena soddisfazione della pretesa azionata; in mancanza di tale prova, non può essere pronunciata.

Massime di principio

  • La cessazione della materia del contendere nel giudizio amministrativo presuppone la prova dell’integrale soddisfazione della pretesa dedotta in giudizio; la mera allegazione dell’adempimento dell’amministrazione non è sufficiente.
  • Quando la parte ricorrente dichiara che l’amministrazione ha dato esecuzione alla pretesa azionata ma non dimostra l’effettiva integrale soddisfazione, il giudice non può dichiarare la cessazione della materia del contendere.
  • L’inaccessibilità tecnica di un portale amministrativo non esonera la parte dall’onere di provare l’avvenuto adempimento, se la circostanza può essere documentata mediante una certificazione sostitutiva rilasciata dall’amministrazione competente.
  • La richiesta di cessazione della materia del contendere, qualora non sia supportata dalla prova della piena soddisfazione della pretesa, può essere interpretata come manifestazione della sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio e condurre alla dichiarazione di improcedibilità.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesseOnere della prova e principio dispositivo

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