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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3656/2024 del 29/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne inflitte in primo grado per reati in materia di stupefacenti e la riqualificazione di alcuni capi di imputazione ad opera della Corte d'appello. Le doglianze specifiche sono: per Campanella, il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della speciale tenuità del lucro (art. 62, n. 4 c.p.); per Capita, la mancata motivazione dopo la rideterminazione della pena circa il diniego della sospensione condizionale; per Guglielmi, la contestazione della partecipazione all'associazione per delinquere in assenza di pactum sceleris; per Seretti, l'aumento di pena rispetto al minimo edittale e la riduzione non giustificata delle attenuanti generiche da parte della Corte d'appello, con contestuale applicazione di aumenti per continuazione e di pena pecuniaria a seguito di riqualificazioni.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato i ricorsi nel merito o dichiarato inammissibili quelli prospettati dai ricorrenti. In particolare: il ricorso di Campanella è stato ritenuto manifestamente infondato poiché la negazione dell'attenuante della speciale tenuità è stata adeguatamente motivata alla luce dell'entità dei profitti; il ricorso di Capita è stato ritenuto manifestamente infondato perché la mancata motivazione espressa sul diniego della sospensione condizionale è desumibile dalla motivazione complessiva che ha richiamato profili di pericolosità e mancanza di prospettive lecite; il ricorso di Guglielmi è stato ritenuto manifestamente infondato in quanto la sentenza d'appello ha dettagliato il ruolo organizzativo della stessa (preparazione e custodia delle dosi, comportamento dopo la perquisizione); il ricorso di Seretti è stato ritenuto infondato: la Corte d'appello ha legittimamente riqualificato fatti e rideterminato le pene, applicando in misura diversa le attenuanti generiche e gli aumenti per continuazione, senza violare il divieto di reformatio in pejus. Conseguentemente la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Capita, Campanella e Guglielmi (condannandoli al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende) e ha rigettato il ricorso di Seretti (condannandolo al pagamento delle spese processuali).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 74

    La Corte ha confermato la legittimità della riqualificazione di taluni reati in base all'art. 74 comma 6, ritenendo che la diversa qualificazione giuridica del fatto possa comportare diversa incidenza delle circostanze e non vincoli il giudice dell'appello alla quantificazione della pena fatta dal giudice di primo grado

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 73

    L'art. 73 comma 5 (fatto di lieve entità) è compatibile con l'applicazione dell'attenuante della speciale tenuità del lucro solo se la tenuità riguarda congiuntamente lucro ed evento; la riqualificazione ex comma 5 può incidere sulla base di calcolo della pena e sulle attenuanti applicabili

  • Codice penale

    Art. 62 n. 4 (attenuante per lucro di speciale tenuità) è applicabile anche alle cessioni di stupefacenti quando il fatto presenta ridotto disvalore sociale e il lucro sia di speciale tenuità; art. 133 indica i criteri valutabili per la concessione dei benefici (es. sospensione condizionale) e la Corte può desumere il diniego dalla valutazione complessiva delle circostanze

  • Codice di procedura penale

    L'art. 616 c.p.p. disciplina la liquidazione delle spese e delle somme a carico dei ricorrenti; sulla base di tale norma la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e, per alcuni, di euro 3.000 alla Cassa delle ammende

  • Principio giurisprudenziale sulla reformatio in pejus

    richiamate sentenze di Sezioni (es. Sez. 3, n. 9737 del 10/11/2021; Sez. 2, n. 25739 del 09/05/2017)

    La Corte ha applicato il principio secondo cui il giudice d'appello che riqualifica il fatto non è automaticamente vincolato a confermare la quantificazione della pena effettuata dal giudice di primo grado; la diversa qualificazione può legittimare una diversa incidenza delle circostanze e diversa misura delle attenuanti

Massime di principio

  • L'attenuante della speciale tenuità del lucro (art. 62 n. 4 c.p.) può essere riconosciuta anche per cessioni di stupefacenti ma solo se congiuntamente il lucro e l'evento sono di speciale tenuità: occorre dimostrare che i profitti e il danno/pericolo siano di entità trascurabile rispetto alla fattispecie.
  • Il diniego della sospensione condizionale della pena può risultare adeguatamente motivato anche in via implicita se la decisione di merito mostra una valutazione negativa dei criteri di cui all'art. 133 c.p. (pericolosità, assenza di prospettive lecite, personalità dell'imputato).
  • La semplice contiguità personale o familiare (es. essere fratello/sorella) non è automaticamente idonea a provare la partecipazione a un'associazione per delinquere; tuttavia la prova concreta del coinvolgimento (es. preparazione dosi, custodia, condotte successive) può giustificare la qualificazione associativa.
  • Il giudice d'appello che riqualifica il fatto non è obbligato a replicare pedissequamente la quantificazione della pena effettuata dal giudice di primo grado: la diversa qualificazione può giustificare una diversa valutazione delle circostanze attenuanti e degli aumenti per continuazione senza violare il divieto di reformatio in pejus.
  • In caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e, in casi previsti, a somme a favore della Cassa delle ammende; pertanto la scelta dell'impugnazione richiede una valutazione preventiva del merito e della fondatezza giuridica delle censure.

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