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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46255/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di urgenza sui conti correnti intestati a Fiocco Group S.r.l.; la società deduceva che il sequestro era illegittimo perché le somme erano intestate a persona giuridica estranea al reato e l'indagata Fiocco Monica, al momento della convalida, non era più legale rappresentante e aveva soltanto una delega ad operare, per cui mancava la prova della sua effettiva disponibilità delle somme per finalità estranee alla gestione societaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Roma. I giudici di legittimità hanno ritenuto errata la motivazione del Tribunale che aveva fondato il sequestro esclusivamente sulla mera delega ad operare; hanno precisato che quando i depositi appartengono a una società estranea al reato la delega non è di per sé sufficiente: è necessario che l'accusa produca elementi concreti che, in sede cautelare, rendano probabile la disponibilità delle somme da parte del delegato per fini estranei alla gestione societaria (es. prelievi per uso personale, pagamenti a terzi estranei, operazioni avulse dall'oggetto sociale). Il Tribunale dovrà quindi esaminare i rapporti tra società e indagata, il contenuto della delega, la documentazione che attesti eventuale cessazione dei poteri e le modalità di gestione dei conti.

Norme richiamate

  • art. 12-bis D.Lgs. n. 74/2000

    Norma richiamata in relazione al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente; il provvedimento cautelare può colpire somme nei limiti della prova della loro 'disponibilità' collegata al reato

  • art. 322-ter cod. pen.

    Concetto di "disponibilità" rilevante ai fini della confisca per equivalente: va dimostrata la signoria di fatto dell'indagato sui beni/risorse, non limitandosi alla mera titolarità formale

  • art. 23, comma 8 D.L. 137/2020 conv. L. 176/2020

    Norma procedurale richiamata per procedere in camera di consiglio senza intervento delle parti nelle specifiche condizioni previste

  • Giurisprudenza rilevante (citata): Sez. 3, n. 13130 del 19/11/2019; Sez. 2, n. 29692 del 28/05/2019; Sez. 3, n. 23046 del 09/07/2020

    La giurisprudenza afferma che la delega ad operare può costituire indizio di disponibilità, ma non sempre è sufficiente; quando i conti sono intestati a terzi (in particolare a società) occorre valutare elementi concreti che dimostrino l'esercizio della disponibilità per fini estranei alla gestione societaria

Massime di principio

  • La mera delega ad operare su conti intestati a una società non costituisce automaticamente prova della disponibilità personale delle somme da parte del delegato; occorre una verifica concreta
  • Quando il conto è intestato a persona giuridica estranea al reato e l'indagato è amministratore o delegato, l'accusa deve fornire elementi specifici (movimentazioni anomale, prelievi per uso personale, pagamenti a terzi estranei, operazioni avulse dall'oggetto sociale) per giustificare il sequestro per equivalente
  • Il contenuto e gli eventuali limiti della delega vanno sempre esaminati: deleghe incondizionate sono più significative, ma comunque non escludono l'onere probatorio a carico della pubblica accusa
  • In fase cautelare il giudice deve indagare i rapporti contrattuali e le modalità di gestione societaria (documentazione di attribuzione o cessazione di poteri, flussi contabili) prima di confermare un sequestro sui conti di una società
  • In assenza di elementi probatori idonei a dimostrare l'effettiva disponibilità per fini estranei alla società, il sequestro sui conti della persona giuridica non è ammissibile

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