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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42673/2023 del 19/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il decreto del 05/12/2022 con cui la Corte di appello di Palermo ha confermato il provvedimento del Tribunale di Palermo che applicava a Salvatore Rosario Lo Bue e a Leoluca Lo Bue la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e disponeva la confisca di beni intestati a terzi (tra cui Antonella Salemi). La pericolosità sociale è stata basata su condanne definitive per associazione mafiosa, dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e altri elementi istruttori. I ricorrenti hanno censurato la motivazione sul profilo dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che gli elementi posti a fondamento della misura fossero risalenti nel tempo, che i periodi di detenzione e le precedenti misure di prevenzione avrebbero attenuato o escluso la pericolosità e che la Corte non avrebbe adeguatamente applicato i criteri della sentenza delle Sezioni Unite Gattuso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso per cassazione sia ammesso solo per violazione di legge o per motivazione totalmente assente o meramente apparente; i ricorsi dei Lo Bue contestavano in realtà il merito e la logica della motivazione della Corte d'appello (censure non consentite in sede di legittimità). La Cassazione ha condiviso la valutazione dei giudici di merito sulla sussistenza dell'attualità della pericolosità alla luce delle condanne definitive, delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori e ha richiamato il principio secondo cui la presenza di condotte partecipative, con ruoli dirimenti nel sodalizio, e l'assenza di elementi che indichino abbandono del contesto mafioso sono idonee a sostenere la misura. È stata inoltre respinta l'impugnazione relativa alla confisca (in appello la posizione di Antonella Salemi era già stata esaminata e rigettata). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia), art. 4, lett. a)

    La pericolosità sociale qualificata ai sensi del codice antimafia è stata assunta come presupposto della misura di prevenzione, valorizzando le condanne e gli elementi istruttori come indicatori della persistenza del rischio.

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), c) ed e)

    I ricorrenti hanno invocato vizi richiamati da queste lettere (ma la Corte ha ritenuto che essi mascherassero una critica al merito della motivazione). La Cassazione ricorda che non è ammessa in materia di misure di prevenzione una sindacazione ampia della valutazione di merito.

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 4 e art. 3-ter legge 31 maggio 1965, n. 575

    Principio processuale secondo cui nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge; conseguente limitazione del sindacato di legittimità sulle motivazioni di merito.

  • Sezioni Unite, n. 111 del 30/11/2017 (sentenza Gattuso)

    "ai fini dell'applicazione di misure di prevenzione nei confronti di indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso è necessario accertare il requisito della 'attualità' della pericolosità del proposto"

    La sentenza Gattuso autorizza la presunzione semplice della stabilità del vincolo associativo quando vi sono elementi sintomatici di partecipazione, ma impone la verifica caso per caso dell'attualità. La Corte ha ritenuto di avere correttamente applicato tali criteri.

  • art. 10, comma 3, d.lgs. n. 159/2011 richiamato dall'art. 27, comma 2

    Richiama la disciplina che limita il ricorso in cassazione ai decreti delle corti di appello in materia di misure reali e personali, confermando il requisito della motivazione e la limitazione del sindacato di legittimità.

  • art. 7 d.l. n. 152 del 1991 (richiamato nel testo per ricettazione aggravata)

    Norma richiamata nell'ambito della ricostruzione dei fatti e delle qualificazioni penali che hanno concorso alla valutazione della partecipazione al sodalizio e alla verifica della pericolosità.

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione il ricorso per cassazione è molto limitato: può riguardare solo violazioni di legge o la totale assenza/meritata apparente della motivazione; contestazioni di merito o di logica probatoria vengono in genere dichiarate inammissibili.
  • Le condanne penali definitive per associazione mafiosa hanno un forte valore probatorio nella valutazione della pericolosità sociale e possono giustificare la presunzione di stabilità del vincolo associativo, purché la motivazione giudichi i singoli elementi fattuali nel loro contesto.
  • Per contestare l'attualità della pericolosità è necessario fornire elementi concreti e nuovi che dimostrino l'abbandono del contesto criminoso o la cessazione delle condotte pericolose; il mero riferimento al trascorrere del tempo o al periodo di detenzione non è di per sé risolutivo.
  • La sottoposizione a misure cautelari detentive non elimina automaticamente la presunzione di attualità della pericolosità sociale: il giudice deve valutare la presenza o l'assenza di dati fattuali che indichino cambiamento effettivo del comportamento.
  • In materia patrimoniale (confisca) l'onere di provare la liceità delle acquisizioni economiche gravita su chi allega l'origine lecita: semplici deduzioni o documentazione insufficiente rischiano di essere ritenute inidonee.
  • Chi impugna deve mirare a far emergere vizi di diritto o a documentare concretamente l'assenza della motivazione; una rivisitazione critica della valutazione delle prove è in gran parte prerogativa del giudice di merito, non della cassazione.

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