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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5328/2024 del 06/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. I motivi principali erano due: 1) censura della sussistenza dell'associazione per delinquere 'ndranghetista nel periodo indicato (ant. a nov. 2019 - giu. 2021), sostenendo che la ricostruzione si fondava su esiti di altri procedimenti e sulle condotte di terzi (es. Francesco Raschellà) senza verifica concreta dell'operatività e della forza intimidatrice del gruppo nel periodo contestato; 2) contestazione della partecipazione specifica del ricorrente all'associazione, con riferimento alle vicende relative al villaggio turistico Ionio Blu (collegate anche a un omicidio del 1988), alla valutazione delle dichiarazioni del collaborante Carmelo Pelle e ad altre fonti investigative: si prospettava che gli interessi dei fratelli Cristiano potessero essere personali e non riconducibili alla cosca loro contestata, e si rilevava che la confisca del villaggio risultava riferita ad altre cosche (Tengano e Libri) e non ai Cristiano.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi: 1) ha confermato che la motivazione dell'ordinanza impugnata si integra con la precedente ordinanza genetica e con le sentenze anche non definitive menzionate, osservando che ai fini delle misure cautelari i gravi indizi possono essere desunti anche da sentenze non irrevocabili; segnalando inoltre l'analisi puntuale delle intercettazioni e degli altri elementi (vicenda della locale di Bianco, interessi sul villaggio Ionio Blu, progetti elettorali, traffico di stupefacenti, detenzione di armi, gestione occulta di attività economiche, organigramma e posizioni) che configurano un gruppo in continuità territoriale con precedente cosca e inquadrabile nell'art. 416-bis cod. pen.; 2) quanto alla partecipazione del ricorrente, il Tribunale ha valutato specifiche conversazioni e fatti (l'intervento del ricorrente nelle trattative per l'acquisizione del villaggio, la richiesta di benefici per i fratelli Cristiano, la preoccupazione espressa sulla possibile esiti sanguinosi, il sostegno elettorale a sindaci, i rapporti paritari con il presunto capo locale e la capacità di negoziare con altre cosche) come elementi idonei a far emergere una posizione apicale del ricorrente nell'associazione. Sul piano delle esigenze cautelari è stata richiamata la doppia presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., rafforzata dal ruolo apicale riconosciuto. Di conseguenza la misura cautelare è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 273, comma 1, cod. proc. pen.

    I gravi indizi di colpevolezza richiesti per l'applicazione e il mantenimento delle misure cautelari possono essere desunti anche da sentenze non ancora irrevocabili; tali sentenze possono contribuire alla valutazione delle condizioni cautelari

  • art. 238-bis, cod. proc. pen.

    La norma riguarda l'acquisizione e valutazione delle sentenze divenute irrevocabili come prova nel giudizio di colpevolezza; la Corte ha ritenuto che ciò non impedisca l'uso di sentenze non definitive ai fini delle misure cautelari

  • art. 238, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    La disposizione subordina l'acquisizione di dichiarazioni rese in altri procedimenti alla presenza del difensore al momento della loro assunzione nel giudizio sulla responsabilità; non limita l'impiego di tali elementi ai fini dell'applicabilità delle misure cautelari

  • art. 416-bis, cod. pen.

    Definisce l'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che il gruppo rientri nell'alveo del terzo comma dell'art. 416-bis, valorizzando la continuità territoriale con la cosca e senza richiedere nuove e specifiche manifestazioni della forza intimidatrice

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Stabilisce la presunzione rafforzata riguardo alle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio) che, unita al ruolo apicale del soggetto, giustifica il mantenimento della misura cautelare

Massime di principio

  • Per misure cautelari personali i giudici possono legittimamente fondarsi anche su sentenze non ancora definitive come elementi indiziari, purché il ragionamento sia motivato e collegato ad altri elementi probatori
  • La forza intimidatrice dell'associazione non richiede sempre manifestazioni nuove se è dimostrata la continuità territoriale e il collegamento con una cosca già accertata in precedenti attività giudiziarie
  • La partecipazione di un indagato può essere desunta da elementi concreti e contestuali (conversazioni intercettate, interventi nelle trattative, rapporti con capi e membri di altre cosche, ruolo organizzativo) anche in assenza di una prova diretta unica
  • Per contrastare con successo un'ordinanza cautelare il ricorso difensivo deve confrontarsi in modo specifico e puntuale con la motivazione e i singoli elementi probatori richiamati dal giudice, non limitandosi ad affermazioni generiche
  • La presenza di provvedimenti di confisca relativi a terzi o ad altre cosche non esclude automaticamente il coinvolgimento dell'interessato; occorre valutare il contesto probatorio complessivo
  • Il riconoscimento di un ruolo apicale o di collegamenti con altre consorterie rafforza la valutazione delle esigenze cautelari (rischio di reiterazione o inquinamento probatorio)
  • Le esigenze cautelari si valutano in concreto e sulla base di un insieme di elementi (intercettazioni, atti, dichiarazioni, precedenti) che devono essere analiticamente motivati dal giudice

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