Cassazione Penale, Sentenza n. 34038/2024 del 09/09/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva confermato la condanna per concorso in più fatti di corruzione propria sino al maggio 2014. Il ricorrente deduce un unico motivo: violazione di legge per insufficiente prova della fattispecie contestata, sostenendo che la mera dazione di utilità non dimostra l'esistenza di un accordo illecito (patto corruttivo) né la correlazione sinallagmatica tra le utilità erogate e l'attività d'ufficio del pubblico ufficiale; in sostanza si contesta che non sia stato provato che le utilità erano pagate in cambio di atti contrari al dovere d'ufficio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Prima, il procedimento è stato definito in rito cartolare non partecipato per la tardività della richiesta di udienza pubblica depositata dalla difesa oltre il termine previsto dall'art. 23 del d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. L. 176/2020). Sostanzialmente, la Corte ha ritenuto che il motivo non contestasse con specificità le valutazioni dei giudici di merito sulla correlazione sinallagmatica tra le utilità e le attività d'ufficio, valutazioni adeguatamente motivate. Sono state richiamate le dichiarazioni del coimputato Calabrese (che ammise favori e percezione di somme/altre utilità), le dichiarazioni dei testi Morzillo e Piacquadio e i riscontri dei contatti telefonici, elementi che insieme costituiscono quadro probatorio idoneo a dimostrare l'accordo corruttivo e l'oggetto antidovuto (la celerità/definizione delle pratiche di rilascio di permessi di soggiorno). In dispositivo la Corte dichiara inammissibile il ricorso, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, convertito con legge 18 dicembre 2020, n. 176
Norma richiamata per il termine ultimo previsto per la richiesta di fissazione dell'udienza pubblica in Cassazione; la tardiva istanza ha determinato la trattazione in rito cartolare non partecipato e ha inciso sull'ammissibilità del ricorso.
art. 616 comma 1 cod. proc. pen.
Richiamato per le pronunce conseguenti all'inammissibilità del ricorso; la norma regola gli effetti e le pronunce del giudice di legittimità in caso di inammissibilità.
Massime di principio
- La prova della corruzione propria può essere costituita non solo dalla dazione di denaro, ma dalla combinazione di elementi (ammissioni del corrotto o del corruttore, dichiarazioni di terzi, riscontri telefonici, ripetitività di condotte) che dimostrino la correlazione sinallagmatica tra utilità e atti o omissioni d'ufficio.
- In sede di cassazione è necessario contestare con specificità e argomentazione le valutazioni di fatto e di prova svolte dai giudici di merito; attacchi generici o privi di puntualità sulle valutazioni probatorie rischiano di essere ritenuti inidonei e determinare l'inammissibilità o il rigetto del motivo.
- Le prescrizioni formali e temporali per la richiesta di fissazione dell'udienza di discussione in Cassazione sono rigorose: il mancato rispetto dei termini può determinare la definizione del ricorso in rito cartolare e l'assenza di discussione orale, con conseguente maggiore probabilità di inammissibilità.
- Per provare l'esistenza di un 'patto illecito' è utile reperire elementi di riscontro esterni (testimonianze, contatti telefonici, ripetute richieste di favori, coincidenza temporale fra dazioni e atti amministrativi favorevoli) che colleghino le utilità all'adempimento di obblighi d'ufficio contrari al dovere.
- In casi analoghi, la strategia difensiva in cassazione dovrebbe mirare a individuare e dimostrare vizi formali o di diritto nella motivazione dei giudici di merito, oppure produrre elementi nuovi se ammissibili; attacchi meramente affermativi sulla insufficienza della prova senza puntualità probatoria sono meno efficaci.
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