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Ordinanza

Ordinanza n. 905/2026 - Milano, Sezione 4

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del decreto di rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, rilasciato dalla Questura di Milano e scaduto in data 11.07.2024, inoltrata con assicurata postale nr. -OMISSIS-, emesso dalla Questura di Milano, in persona del Questore pro tempore, in data 20.04.2026, notificato all’odierno Ricorrente in data 12.05.2026, e di ogni altro atto successivo, prodromico, conseguente, consequenziale, connesso o presupposto, anche non conosciuto;

Giustizia amministrativa202602470

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IVOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto della Questura di Milano che ha respinto l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, fondandosi sulla condanna riportata per rapina, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Il provvedimento richiamava inoltre un generico orientamento giurisprudenziale secondo cui i legami familiari non sarebbero, di per sé, sufficienti a escludere il diniego. Il ricorrente ha dedotto l'illegittimità del diniego, evidenziando l'esistenza documentata di legami familiari in Italia e la necessità della valutazione individuale prescritta dall'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, come interpretato anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 202 del 2013.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda cautelare e ha sospeso il provvedimento impugnato ai fini di un motivato riesame. Ha ritenuto che, pur potendo la condanna penale costituire una circostanza ostativa al soggiorno ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 286/1998, la Questura avesse utilizzato una motivazione astratta e stereotipata, inidonea a dimostrare l'effettivo bilanciamento tra l'interesse pubblico al diniego e i legami familiari del ricorrente sul territorio nazionale. Il giudice ha quindi rilevato un profilo di fumus boni iuris sufficiente a giustificare la sospensione per la riedizione motivata della valutazione amministrativa. Il prosieguo è stato fissato alla camera di consiglio del 9 marzo 2026. Non sono indicate statuizioni sulle spese.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    condanna “anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito dell'applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall'art. 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale […]”

    La condanna per i reati indicati dalla disposizione può costituire circostanza ostativa all'ingresso nel territorio dello Stato.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato”

    Il diniego o il rinnovo del permesso richiede, nei casi rilevanti, una valutazione concreta e individualizzata dei legami familiari e sociali, della loro effettività e della durata del soggiorno in Italia.

  • art. 29 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    La valutazione dei vincoli familiari prevista dall'art. 5, comma 5, è riferita anche alle situazioni familiari rilevanti ai sensi della disciplina sul ricongiungimento.

  • sentenza Corte costituzionale n. 202 del 2013

    È stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 5, comma 5, nella parte in cui limitava la valutazione discrezionale ai soli stranieri che avessero esercitato il ricongiungimento familiare o fossero familiari ricongiunti, escludendo chi avesse legami familiari in Italia.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare incidentale proposta nel giudizio amministrativo.

Massime di principio

  • Nel procedimento di diniego o rinnovo del permesso di soggiorno, la presenza di una condanna penale astrattamente ostativa non esonera l'amministrazione dall'effettuare una valutazione concreta e individualizzata della posizione dello straniero quando siano documentati legami familiari in Italia.
  • La motivazione del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno è illegittima se si limita a richiamare la condanna penale e un generico orientamento giurisprudenziale, senza esplicitare il bilanciamento tra l'interesse pubblico e la natura e l'effettività dei legami familiari e sociali dell'interessato.
  • La valutazione dei legami familiari prevista dall'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998 deve essere svolta anche nei confronti dello straniero che abbia legami familiari sul territorio nazionale, non soltanto di chi abbia esercitato il ricongiungimento familiare o sia familiare ricongiunto, in conformità alla sentenza della Corte costituzionale n. 202 del 2013.
  • Quando il diniego di rinnovo presenta una motivazione astratta e stereotipata sul bilanciamento degli interessi, il giudice amministrativo può sospenderlo ai fini di un motivato riesame da parte dell'amministrazione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblicoLegittimo affidamentoTutela cautelare

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