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Sentenza

Sentenza del 07/12/2021 n. 5632 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accertamento - Imposte sui redditi - Cessione di immobili o aziende - Determinazione della plusvalenza realizzata - Accertamento del maggior corrispettivo - Valore dichiarato, accertato o definito ai fini del registro - Non sufficiente - Ulteriori indizi, gravi precisi e concordanti - Necessari.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Accertamento ai fini delle imposte sui redditi sulla plusvalenza realizzata dalla cessione di immobili/azienda; l'Ufficio aveva assunto come base induttiva il valore dichiarato/accertato/definito ai fini dell'imposta di registro per ritenere un maggior corrispettivo rispetto a quanto dichiarato dal contribuente.

La decisione

La Corte ha ritenuto che, in virtù della norma di interpretazione autentica di cui all'art. 5, comma 3, d.lgs. n. 147/2015 (efficacia retroattiva), il valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro non può, da solo, costituire elemento sufficiente per determinare in via induttiva la plusvalenza. L'Amministrazione è tenuta a individuare e documentare ulteriori indizi, gravi, precisi e concordanti, idonei a supportare l'accertamento di un maggior corrispettivo; in mancanza di tali elementi l'accertamento è illegittimo. Ne consegue accoglimento del ricorso del contribuente.

Norme richiamate

  • d.lgs. 147/2015, art. 5 comma 3

    art. 5, comma 3, d.lgs. n. 147/2015

    Norma di interpretazione autentica con efficacia retroattiva che esclude l'utilizzo del valore ai fini del registro come unico elemento per un accertamento induttivo delle plusvalenze; impone che l'Ufficio individui ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti.

  • d.P.R. 917/1986, art. 86

    art. 86 d.P.R. n. 917/1986

    Disciplina la determinazione della plusvalenza da cessione di beni e aziende; richiede che la determinazione del reddito sia supportata da adeguata motivazione e prove quando si procede per presunzioni o indizi.

  • Giurisprudenza della Cassazione

    Cass. 16393/2020, 12131/2019, 2610/2019

    Orientamenti consolidati secondo i quali il valore indicato ai fini del registro non è di per sé idoneo a giustificare un'accertamento induttivo contro il contribuente senza ulteriori elementi probatori.

Massime di principio

  • Il valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro non è automaticamente utilizzabile dall'Amministrazione finanziaria come unica base per determinare la plusvalenza fiscale.
  • Per procedere ad un accertamento induttivo in materia di plusvalenze derivanti da cessione di immobili o aziende l'Ufficio deve fornire ulteriori indizi, che siano gravi, precisi e concordanti (es. perizie di mercato, comparazioni, flussi finanziari, documenti contrattuali, elementi oggettivi posti a riscontro).
  • Se l'Amministrazione produce indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere probatorio può spostarsi sul contribuente per confutare tali elementi; in assenza di tali indizi l'accertamento è illegittimo.
  • La norma interpretativa di cui al d.lgs. 147/2015 art. 5 comma 3 ha efficacia retroattiva e può incidere su accertamenti già notificati che si fondino solo sul valore ai fini del registro.
  • La definizione del valore ai fini del registro (es. in sede di registrazione o contenzioso tributario) non preclude in assoluto ulteriori verifiche dell'Amministrazione, ma ne limita l'operatività se non accompagnata da elementi probatori aggiuntivi.
  • Nella pratica amministrativa è opportuno raccogliere e documentare comparazioni di mercato, perizie tecniche, variazioni patrimoniali e movimenti bancari che possano motivare un diverso corrispettivo rispetto a quanto dichiarato.

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