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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20857/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli del 30/06/2023 che aveva rigettato la sua istanza volta alla declaratoria di inesistenza giuridica o di nullità/inefficacia dell'ingiunzione a demolire n. 830/2008 e alla dichiarazione di inammissibilità dell'azione esecutiva promossa dal pubblico ministero. Il motivo di censura unico dedotto in cassazione era la violazione del principio di proporzionalità (con riguardo, in termini sostanziali, all'art. 8 CEDU e alla presunta "confisca"/demolizione sproporzionata rispetto ai diritti della ricorrente).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il profilo di censura manifestamente infondato richiamando la giurisprudenza che afferma come l'esecuzione dell'ordine di demolizione per abusi edilizi non violi in astratto l'art. 8 CEDU e che il giudice dell'esecuzione deve comunque operare un controllo di proporzionalità (valutando, tra l'altro, la disponibilità di tempo per la sanatoria, l'impatto su minori e la consapevolezza dell'illiceità). Nel caso concreto il Tribunale aveva ritenuto sussistente la piena consapevolezza dell'illiceità da parte della Capasso, la realizzazione di due appartamenti (circa 120 mq e 100 mq) e il decorso di 13 anni dall'ordine di demolizione, con conseguente valutazione non manifestamente illogica della proporzionalità dell'intervento. Per questi motivi la Corte ha confermato l'ordinanza impugnata, dichiarando inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    La Corte richiama che l'art. 8 non riconosce un diritto assoluto ad occupare un immobile abusivo: l'ordine di demolizione non contrasta in astratto con la protezione della vita privata e familiare, posto che deve essere effettuato il bilanciamento tra interessi individuali e interesse collettivo al ripristino dell'assetto urbanistico.

  • Corte EDU, sentenze Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria (21/04/2016) e Kaminskas c. Lituania (04/08/2020)

    Queste pronunce enunciano il principio di proporzionalità che il giudice nazionale deve applicare nell'ordinare/eseguire demolizioni: valutare la disponibilità di tempo per la sanatoria, l'impatto su terzi (es. minori e scuola), l'accesso a un rimedio giurisdizionale e la consapevolezza dell'illiceità.

  • Cassazione penale, Sez. 3, n. 24882/2018; n. 18949/2016; n. 5822/2022; n. 423/2020

    La giurisprudenza di legittimità richiamata conferma che, nel settore dei reati edilizi, l'esecuzione degli ordini di demolizione non confligge di per sè con l'art. 8 CEDU e indica i criteri di proporzionalità che il giudice deve seguire; le decisioni citate sono state richiamate per sostenere l'orientamento applicato nel caso di specie.

  • Ordinanza del Tribunale di Napoli del 30/06/2023 (provvedimento impugnato)

    Il soggetto istante ha dimostrato di essere altamente e pienamente consapevole dell'illiceità del proprio agire ben prima della condanna penale. Capasso Lucia ha commesso abusi edilizi e violazioni di sigilli realizzando due appartamenti (rispettivamente di circa 120 mq e 100 mq) pressoché completi. ... sono trascorsi 13 anni dall'emissione dell'ordine di demolizione, per adeguarsi alle normative ed agli ordini dell'autorità.

    Il Tribunale, valutando i fatti e i tempi trascorsi, ha ritenuto sussistente la consapevolezza dell'illiceità e l'esistenza di tempo sufficiente per adempiere o cercare soluzioni alternative; tale argomentazione non è stata ritenuta manifestamente illogica dalla Corte di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce le conseguenze processuali dell'inammissibilità del ricorso in Cassazione, con onere delle spese e possibilità di imporre il versamento di una somma alla Cassa delle ammende; applicato dalla Corte per condannare la ricorrente al versamento di euro 3.000,00.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata come principio di riferimento sulla valutazione dell'eventuale colpa della parte nella proposta del ricorso; la Corte di legittimità ha accertato che non sussistono elementi tali da escludere l'applicazione della sanzione economica prevista dall'art. 616 c.p.p. nel caso concreto.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione per abusi edilizi non costituisce di per sè una violazione dell'art. 8 CEDU: occorre sempre un bilanciamento tra diritto individuale e interesse collettivo all'ordine urbanistico.
  • Il giudice dell'esecuzione deve applicare il principio di proporzionalità prima di disporre l'esecuzione: valutare tempo disponibile per sanatoria, esigenze abitative alternative, impatto su minori e possibilità di ricorso effettivo.
  • La consapevolezza dell'illiceità e la durata del tempo trascorso dall'ordine di demolizione sono elementi decisivi: una lunga inerzia o la realizzazione di consistenti opere abusive aggravano la posizione del proprietario.
  • La mera soggettiva condizione di "casa familiare" non garantisce immunità automatica dall'esecuzione: serve una valutazione concreta e proporzionata del caso.
  • Nei ricorsi in Cassazione per materia esecutiva, i motivi manifestamente infondati possono comportare l'inammissibilità e l'onere delle spese più sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto è opportuno valutare attentamente la fondatezza del gravame prima di proporlo.
  • In situazioni analoghe conviene documentare tempestivamente l'impossibilità di regolarizzare l'immobile, le soluzioni abitative alternative adottate e ogni elemento che attesti l'assenza di colpa o la sproporzione dell'intervento per rafforzare la posizione del ricorrente.

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