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Cassazione Penale, Ordinanza n. 19896/2025 del 28/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando quindi la condanna già pronunciata nei confronti degli imputati per furto aggravato in concorso. Ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila complessivi alla Cassa delle ammende, ravvisando profili di colpa nella proposizione di impugnazioni evidentemente inammissibili.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bari che aveva confermato la loro condanna per furto aggravato in concorso. Il primo ricorrente ha dedotto, in modo generico, un vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio. Il secondo ricorrente ha articolato più censure: violazione di legge e vizio di motivazione sulla responsabilità, proponendo però una ricostruzione alternativa dei fatti senza contestare specificamente la motivazione della sentenza e senza dedurre ritualmente un travisamento della prova; ha inoltre lamentato l’assenza di querela, sostenendo la mancanza di procedibilità, la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità e l’ingiustificata affermazione della recidiva; con un ulteriore motivo ha dedotto nuovamente un vizio di motivazione sia sulla responsabilità sia sulla pena. La Corte ha ritenuto tutti i motivi generici, assertivi o manifestamente infondati, perché non idonei a scardinare la decisione impugnata e, quanto alla procedibilità, incompatibili con l’aggravante contestata che rende il reato procedibile d’ufficio.

Norme richiamate

  • art. 624, comma 3 c.p.

    art. 624, comma 3 cod. pen.

    richiamato per escludere il difetto di querela e affermare che, nel caso di specie, il reato era procedibile d'ufficio in ragione dell'aggravante contestata.

  • art. 625, n. 7-bis c.p.

    art. 625, n. 7 bis cod. pen.

    l'aggravante correttamente applicata rende il furto procedibile d'ufficio, escludendo la necessità della querela.

  • art. 62, comma 1, n. 4 c.p.

    art. 62, comma 1, n. 4 cod. pen.

    menzionato come attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, ma la censura è stata giudicata priva di specificità perché riferita a circostanze fattuali non pertinenti al caso deciso.

  • art. 616 c.p.p.

    richiamato quale base della condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità dei ricorsi.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita ad affermazioni apodittiche o generiche, senza confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della sentenza impugnata.
  • Non integra un valido motivo di legittimità la proposta di una ricostruzione alternativa del fatto se non viene specificamente denunciato un vizio della motivazione o un travisamento della prova nei modi rituali.
  • La doglianza sulla mancanza di querela è infondata quando il reato contestato, per effetto dell'aggravante applicata, è procedibile d'ufficio.
  • La deduzione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità richiede censure specifiche e pertinenti al caso concreto; il richiamo a dati fattuali estranei al procedimento non è idoneo a fondare il motivo.
  • La contestazione della recidiva e del trattamento sanzionatorio deve essere supportata da una critica effettiva e non meramente assertiva della decisione impugnata; in difetto, il motivo è generico e non scrutinabile nel merito.
  • L'evidente inammissibilità dell'impugnazione legittima la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, in presenza di colpa nella proposizione del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di personePrescrizione del reato

Testo integrale

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