Cassazione Penale, Sentenza n. 7053/2022 del 28/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Peloso era stata radiata dall'Albo dei Dottori commercialisti nel 2014 ma, fino all'ottobre 2016, avrebbe continuato a svolgere attività tipiche di dottore commercialista (tenuta della contabilità, redazione delle dichiarazioni fiscali, invio dei bilanci, elaborazione dati) per la Lega Italiana Beach Rugby, operando sotto la ragione "Omnia Service Centro Elaborazione Dati" dalla propria abitazione. Il ricorso in Cassazione contestava la condanna per il reato di cui all'art. 348 c.p., sostenendo che l'attività veniva svolta tramite la società/centro elaborazione dati ("Omnia Center"/"Omnia Service") e che il cliente era a conoscenza della mancata iscrizione all'Albo; inoltre richiamava l'art. 1 del D.lgs. 1339/2005 sulle attività "caratteristiche ma non esclusive" e la giurisprudenza (Sez. Un. n.11545/2012) secondo cui non sempre è configurabile abuso quando mancano chiari elementi di apparenza
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'art. 348 c.p., che punisce chi "abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato", tutela un interesse dello Stato alla garanzia di competenza e probità degli esercenti le professioni regolate. La Corte ha ritenuto che l'imputata non si sia limitata a singoli atti, ma abbia svolto un'attività sistematica, continuativa, onerosa e organizzata, idonea a creare l'apparenza di esercizio professionale da parte di un soggetto abilitato; lo schermo societario (Omnia Service) non elimina la personalità della prestazione né l'apparenza esteriore. Di conseguenza la condanna dei giudici di merito (pena di 1 mese di reclusione e risarcimento alla parte civile, oltre condanna al pagamento delle spese processuali) è stata confermata
Norme richiamate
art. 348 cod. pen.
"abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato"
La norma tutela l'interesse pubblico alla corretta prestazione delle professioni soggette ad abilitazione; l'eventuale consenso del cliente non scrimina l'illecito. Reato integrato sia da singoli atti esclusivi della professione sia da attività non esclusiva se svolta con continuità, onerosità e organizzazione tale da creare l'apparenza di esercizio professionale
D.lgs. 1339/2005, art. 1
L'art. 1 elenca attività "caratteristiche ma non esclusive" di talune professioni; tuttavia, la possibilità per i non iscritti di svolgere atti non esclusivi non esclude la configurabilità del reato quando le modalità di svolgimento creano apparenza di professione esercitata da soggetto abilitato
Sentenza Sezioni Unite n. 11545/2012 (richiamata)
Principio giurisprudenziale secondo cui l'abuso professionale è integrato anche quando sono posti in essere atti non esclusivi della professione, se la loro esecuzione avviene con continuità, onerosità e organizzazione tali da creare l'apparenza di esercizio professionale da parte di soggetto abilitato
Sez. 6, n. 1207 del 15/11/1982 (Rossi)
Richiamata per affermare la ratio della tutela operata dall'art. 348 c.p., ossia la necessità che determinate professioni siano esercitate solo da soggetti con speciale abilitazione per ragioni di competenza e probità
Massime di principio
- Il consenso del cliente non annulla il reato: l'interesse tutelato è pubblico e riguarda la qualità e la regolarità dell'esercizio professionale
- Atti non riservati esclusivamente alla professione possono comunque integrare il reato se compiuti con continuità, onerosità e minimale organizzazione tali da creare l'apparenza di prestazione professionale da soggetto abilitato
- Operare tramite una società o un centro elaborazione dati non è di per sé sufficiente a escludere la responsabilità personale: lo "schermo societario" non elimina la valutazione sulla natura personale e apparente della prestazione
- Per evitare il rischio penale chi non è iscritto all'albo deve astenersi dal compiere attività che, nel complesso e per come sono svolte, possano essere percepite come esercizio professionale abilitato; è necessario fornire chiare indicazioni al cliente sul proprio status e limitare la prestazione ad atti non riconducibili a una prestazione professionale organizzata
- In contenziosi simili la valutazione chiave è fattuale: continuità, onerosità, molteplicità di atti e organizzazione sono elementi decisivi per qualificare l'abuso
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