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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29929/2024 del 20/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietari)

La controversia

La controversia nasce dall’opposizione alla stima dell’indennità di espropriazione relativa a aree in comproprietà, ablata per la realizzazione di nuovi piazzali attrezzati nel porto commerciale di Augusta. Dopo la determinazione dell’indennità provvisoria e la stima effettuata da tecnici nominati ex art. 21 d.P.R. 327/2001, la Corte d’appello ha liquidato un’indennità molto più elevata, applicando criteri di valore di trasformazione e ritenendo le aree legalmente edificabili in quanto inserite nel piano portuale/industriale. L’ente espropriante ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: 1) violazione dell’art. 25 L.R. Sicilia n. 1/1984 e del decreto assessoriale 30.4.2009, sostenendo che il valore dei suoli dovesse essere ancorato a quel decreto regionale e che il giudice avesse omesso di esaminare un fatto decisivo; 2) violazione dell’art. 32 d.P.R. 327/2001, perché le aree sarebbero state erroneamente considerate legalmente edificabili, pur ricadendo in zona S del PRASI e in aree soggette a vincoli ambientali e morfologicamente inedificabili; 3) omesso esame dell’esatta estensione dei terreni espropriati, che sarebbe stata calcolata sulla base di dati catastali aggiornati unilateralmente dai privati; 4) violazione dell’art. 112 c.p.c., perché la Corte d’appello avrebbe determinato l’indennità per l’intero bene indiviso e disposto il deposito dell’intera somma anche per quote che, secondo la ricorrente, erano state già oggetto di cessione volontaria da parte di alcuni comproprietari.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato, e in parte inammissibile, il primo motivo, affermando che l’art. 25 L.R. Sicilia n. 1/1984 non consente di sganciare l’indennità di esproprio dal parametro del valore di mercato e dalla disciplina nazionale; ha poi escluso che l’omesso esame potesse riguardare una consulenza di parte o una questione di diritto mascherata da fatto. Ha respinto il secondo motivo, confermando che l’inclusione dell’area in un piano per insediamenti industriali/portuali attribuisce edificabilità legale, con conseguente applicazione del criterio del valore venale e, nel caso concreto, del metodo di trasformazione; ha dichiarato inammissibili le doglianze sui vincoli ambientali per genericità e perché rivolte a contestare accertamenti di fatto e dati istruttori. Ha dichiarato inammissibile il terzo motivo per difetto di specificità e autosufficienza, osservando che la ricorrente non aveva indicato quali fatti decisivi fossero stati trascurati né quali criteri di misurazione fossero stati violati. Ha infine ritenuto il quarto motivo infondato e in parte inammissibile: in caso di espropriazione di bene indiviso, l’opposizione del singolo comproprietario estende il giudizio all’intera indennità e consente l’ordine di deposito per l’intero, salvo che la posizione di altri comproprietari sia già definita; qui, peraltro, la censura sulle quote cedute volontariamente era priva di autosufficienza. La ricorrente è stata condannata alle spese di lite e al contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 54 d.P.R. n. 327/2001

    è il rimedio processuale utilizzato per contestare la determinazione dell’indennità di espropriazione.

  • art. 29 d.lgs. n. 150/2011

    disciplina il rito applicabile all’opposizione alla stima.

  • art. 20 d.P.R. n. 327/2001

    regola la notifica dell’indennità provvisoria nell’ambito della procedura espropriativa.

  • art. 21 d.P.R. n. 327/2001

    consente la determinazione tecnica collegiale dell’indennità provvisoria o definitiva nel procedimento espropriativo.

  • art. 25 L.R. Sicilia n. 1/1984

    "Il prezzo di vendita dei suoli industriali è determinato annualmente con decreto dell'Assessore regionale per l'industria, previa deliberazione della Giunta regionale, tenuto conto dei criteri stabiliti dalla legislazione nazionale per la determinazione della indennità di espropriazione"

    non può essere letto come fonte di un valore vincolante sganciato dai criteri nazionali e dal valore di mercato; deve coordinarsi con la disciplina statale e con i principi costituzionali.

  • art. 36 L.R. Sicilia n. 7/2002

    stabilisce l’applicazione nell’ordinamento regionale delle disposizioni del d.P.R. 327/2001 sulle espropriazioni per pubblica utilità.

  • art. 42, terzo comma, Cost.

    fondamento costituzionale del diritto all’indennizzo, che deve essere congruo, serio e adeguato.

  • art. 1 Protocollo addizionale CEDU

    richiamato come parametro convenzionale di tutela del diritto di proprietà e dell’indennizzo.

  • art. 32 d.P.R. n. 327/2001

    la stima deve essere ancorata alle caratteristiche giuridiche ed economiche del bene, ivi compresa la sua edificabilità legale o la suscettibilità di utilizzazioni intermedie assentite.

  • art. 112 c.p.c.

    il giudice non può pronunciare oltre i limiti della domanda; nel caso concreto, però, la determinazione dell’intera indennità per bene indiviso non ha violato tale principio.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    utilizzato per denunciare violazioni di legge sostanziale e processuale.

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    utilizzato per denunciare nullità processuali, tra cui la pretesa ultrapetizione.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    il vizio di omesso esame riguarda fatti storici decisivi, non questioni giuridiche, consulenze o mere argomentazioni difensive.

  • art. 96, comma 3, c.p.c.

    non applicato perché non ravvisato un abuso del processo.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    comporta, in caso di rigetto del ricorso, l’obbligo dell’ulteriore contributo unificato se dovuto.

Massime di principio

  • In tema di opposizione alla stima dell’indennità di espropriazione, il vizio di cui all’art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c. riguarda l’omesso esame di un fatto storico decisivo, non la contestazione di una consulenza tecnica, né la riproposizione di argomentazioni difensive o di questioni di diritto.
  • Le norme regionali che incidono sulla determinazione dell’indennità di esproprio devono essere interpretate in coerenza con la disciplina statale, con l’art. 42 Cost. e con l’art. 1 Prot. add. CEDU: l’indennizzo deve restare ancorato al valore di mercato del bene e non può essere fissato in modo sganciato da esso.
  • L’inclusione di un’area in un piano attuativo per insediamenti industriali o portuali può attribuire edificabilità legale anche se la destinazione originaria del PRG era agricola, con conseguente rilevanza del valore venale e delle possibili utilizzazioni assentite.
  • Ai fini della stima espropriativa, il giudice può valorizzare non solo l’edificabilità in senso stretto, ma anche le utilizzazioni intermedie del bene, purché consentite dalla normativa vigente e dalle autorizzazioni amministrative necessarie.
  • La censura sull’estensione del bene espropriato deve essere specifica e autosufficiente: chi ricorre deve indicare quali dati decisivi sarebbero stati trascurati e perché l’accertamento sarebbe erroneo.
  • In caso di espropriazione di bene indiviso, l’opposizione di un singolo comproprietario può estendere il giudizio alla determinazione dell’intera indennità e giustificare l’ordine di deposito per l’intero, salvo che la posizione di altri comproprietari sia già definitivamente regolata.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataOpposizioni esecutiveProprietàPossessoCompetenzaProveImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civileImmobiliareDiritti reali
IstitutiOnere della provaGiudicato

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