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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06045/2026 del 13/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva respinto la richiesta di applicazione della continuazione ex art. 81 c.p. in relazione a cinque sentenze esecutive. Deduceva la violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che il giudice di merito avrebbe trascurato indici rivelatori dell'unicità del disegno criminoso, valorizzando invece elementi come l'omogeneità dei reati, la vicinanza temporale delle condotte e il fatto che fossero state commesse negli stessi luoghi. La Corte rileva però che le censure sono in fatto e manifestamente infondate, oltre che riproduttive di questioni già esaminate e disattese dal tribunale: i reati risultavano episodi distinti, privi di collegamento tra loro se non la mera omogeneità, commessi nell'arco di circa otto mesi, senza allegazioni specifiche idonee a dimostrare che già al momento della prima violazione le altre fossero state deliberate.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretto il ragionamento del Tribunale di Bari, secondo cui non emergeva un unitario disegno criminoso ma una pluralità di risoluzioni successive, sintomatiche di un'abitualità criminosa e non di continuazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede un unitario disegno criminoso; non basta la mera omogeneità dei reati o la vicinanza temporale se i fatti risultano frutto di successive decisioni autonome.

  • art. 671 c.p.p.

    Nel procedimento esecutivo la richiesta di applicazione della continuazione deve essere sorretta da allegazioni specifiche e da elementi idonei a dimostrare il vincolo unitario tra i reati.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo cause di esonero.

Massime di principio

  • La continuazione non può essere riconosciuta sulla base del solo dato dell'omogeneità delle violazioni o della loro prossimità cronologica e spaziale; occorre verificare la presenza di un progetto criminoso comune già esistente al momento della prima condotta.
  • Quando il giudice di merito motiva in modo логicamente e giuridicamente corretto sull'assenza di un unico disegno criminoso, il ricorso di legittimità che si limiti a riproporre le stesse doglianze di fatto è inammissibile.
  • L'abitualità criminosa e la successione di decisioni delittuose nel tempo sono concetti distinti dalla continuazione: il primo dato può al più esprimere un costume di vita criminoso, non il vincolo teleologico richiesto dall'art. 81 c.p.
  • Nel procedimento ex art. 671 c.p.p., la parte che chiede il riconoscimento della continuazione deve allegare elementi concreti e specifici, non essendo sufficiente invocare astrattamente analogie tra i reati o la loro collocazione temporale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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