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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13155/2022 del 06/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in due motivi: (1) erronea applicazione della legge penale e vizio di motivazione in relazione all'art. 341‑bis c.p., con particolare riguardo al requisito della "pubblicità" (luogo pubblico o aperto al pubblico e presenza di più persone). Il ricorrente sosteneva che non fosse provata la compresenza e la percezione dell'offesa da parte di più soggetti e che tra i presenti vi fossero pubblici ufficiali impegnati nelle stesse funzioni, il che escluderebbe l'integrazione del reato; (2) vizio di motivazione nella determinazione della pena e mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il primo motivo: ha confermato che gli ambienti penitenziari sono "luogo aperto al pubblico" e che la pluralità delle persone può essere costituita anche da pubblici ufficiali non coinvolti nel medesimo atto d'ufficio; inoltre non è richiesta la prova che tutti abbiano effettivamente udito l'offesa, ma la mera possibilità di percepirla. La Corte ha considerato provata la presenza di altre persone (tra cui l'agente Fantino) e la percepibilità dell'offesa. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché generico e volto a ricollegare una diversa valutazione del merito non sindacabile in questa sede. Conseguenza: confermata la condanna (pena rideterminata in sei mesi di reclusione in sede di merito) e rigetto del ricorso con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 341‑bis cod. pen.

    La fattispecie tutela l'onore e il prestigio del pubblico ufficiale nell'atto d'ufficio e richiede che l'offesa avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone; la pluralità può comprendere pubblici ufficiali purché non impegnati nello stesso atto d'ufficio che ha generato l'offesa.

  • legge 15 luglio 2009, n. 94

    Richiamata come fonte che ha reintrodotto la fattispecie di oltraggio a pubblico ufficiale nella disciplina attuale; il suo contenuto è stato interpretato alla luce dei requisiti di luogo e presenza di più persone.

  • art. 23, commi 8 e 9, dl. n. 137/2020

    Norma che ha consentito il trattamento del ricorso senza l'intervento delle parti in udienza (procedura applicata nel procedimento in esame).

Massime di principio

  • Gli ambienti penitenziari (celle, aree comuni) sono considerati "luogo aperto al pubblico" ai fini dell'art. 341‑bis c.p.
  • La presenza di "più persone" può essere costituita anche da pubblici ufficiali, purché questi non siano tutti impegnati nello stesso atto d'ufficio che ha originato l'offesa; se svolgono funzioni diverse possono assumere ruolo di soggetti terzi rilevanti per la pluralità.
  • Non è necessario provare che tutte le persone presenti abbiano effettivamente udito l'insulto: è sufficiente la possibilità che l'offesa sia stata percepita.
  • Per contestare la motivazione sulla determinazione della pena occorre dedurre in modo concreto e specifico le omissioni o gli errori logici del giudice; deduzioni generiche sono inammissibili.
  • Nelle contestazioni sulla prova della presenza di terzi, rapporti di servizio o annotazioni formali che attestino la presenza di altri soggetti possono essere ritenuti idonea base probatoria salvo che il ricorrente indichi lacune logiche precise.

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