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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29137/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Il ricorrente, tramite difensore, deduce l'assenza di gravi indizi: le intercettazioni su cui si fonda il provvedimento riguarderebbero terzi e l'indagato non sarebbe mai partecipante ai dialoghi captati; il contenuto sarebbe stato travisato dai giudici; mancherebbero prova di contatti fra Orlando e Sudoso, mancata accettazione della promessa illecita, assenza di conferimento di somme per la campagna elettorale e mancata consapevolezza della caratura mafiosa dell'interlocutore. Sostiene inoltre di non aver avuto bisogno di sostegno malavitoso per la sua elezione, di vizi motivazionali relativamente alla richiesta di riqualificazione a corruzione elettorale e di mancata chiarificazione se Sudoso agisse come singolo o in qualità di esponente di cosca.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito adeguata motivazione, priva di vizi logico-giuridici, circa l'azione collettiva del clan Sudoso per pilotare le elezioni comunali del 2021 e il rapporto di sostegno e legame tra il clan e Orlando, inclusi versamenti di liquidità per spese elettorali e favori illeciti. La Corte ha confermato che le intercettazioni fra terzi possono costituire prova diretta nei confronti dell'indagato e che l'esistenza di un'intesa può essere desunta indiziariamente da indicatori sintomatici. Le doglianze del ricorrente sono state ritenute generiche e miranti a una diversa valutazione del compendio probatorio già esaminato dal giudice di merito, non consentita in sede di legittimità. In accoglimento di quanto previsto dall'art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte afferma che le intercettazioni tra terzi possono costituire fonte probatoria diretta nei confronti dell'indagato senza necessità di riscontri ex art. 192, comma 3, fermo restando l'obbligo di valutare il significato delle conversazioni secondo criteri di linearità logica.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una somma a titolo di sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, valutati i profili di colpa dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Le intercettazioni tra terzi possono costituire prova diretta contro un indagato se, valutate nel loro contesto, ne emergono indici logici e coerenti di responsabilità; non è sempre necessaria una conferma esterna ex art. 192 c.p.p.
  • In sede di Cassazione non è ammesso rinnovare la valutazione del compendio probatorio: il controllo è limitato all'adeguatezza logico-giuridica della motivazione del giudice di merito, non alla riqualificazione fattuale dei fatti.
  • La sussistenza di un'intesa politico-mafiosa può essere desunta per via indiziaria da indicatori sintomatici e comportamenti ricorrenti dell'organizzazione e dell'indagato (es. supporto elettorale collettivo, trasferimenti di denaro per spese gestite dall'organizzazione, favori illeciti).
  • Le censure che si traducono nella richiesta di una diversa valutazione delle stesse circostanze già esaminate dal giudice di merito sono generalmente inammissibili in Cassazione se non sono dedotte vizi specifici di illogicità o inosservanza di regole di diritto.
  • La distinzione tra azione di un soggetto 'uti singulus' e azione come appartenente a una cosca va valutata sulla base del complesso probatorio; l'assenza di precedenti penali del presunto referente non esclude a priori la rilevanza probatoria del suo ruolo se emergono elementi che denotano l'uso del metodo mafioso.

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