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Sentenza

Sentenza del 18/12/2023 n. 366 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Molise

Principi di chiarezza e sinteticità degli atti processuali - Inosservanza dei requisiti - Declaratoria di inammissibilità del ricorso - Sussiste

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorso è stato censurato per violazione del principio di chiarezza e sinteticità: l'atto era ipertrofico e confuso (mescolanza di fatti e diritto), rendendo incomprensibili le questioni e le doglianze nei confronti della sentenza impugnata. Ciò impedisce l'intellegibilità delle questioni e contrasta con l'obiettivo di assicurare una effettiva tutela del diritto di difesa e del giusto processo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per inosservanza dei requisiti di chiarezza e sinteticità (richiamo dell'art. 366 c.p.c. e della giurisprudenza consolidata). La Corte ha ribadito l'orientamento della Suprema Corte, richiamando anche l'ordinanza n. 7600/2023 che ha dichiarato inammissibile un ricorso di 65 pagine per le stesse ragioni, e ha affermato che il dovere di chiarezza e sinteticità è principio generale del processo applicabile anche al processo civile e tributario.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 24

    Richiama il diritto di difesa: un atto processuale che non è chiaro e sintetico compromette l'effettiva possibilità di difesa e può quindi essere escluso dal procedimento.

  • Costituzione, art. 111, comma 2

    Richiama il giusto processo: la chiarezza e la sinteticità delle doglianze sono strumento per garantire ragionevole durata e corretto svolgimento del processo.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 6

    Garantisce il diritto a un processo equo; atti processuali inintelligibili possono compromettere la garanzia di equità e di effettiva partecipazione al processo.

  • Codice di Procedura Civile, art. 366

    Norma richiamata per la declaratoria di inammissibilità quando il ricorso non rispetta i requisiti formali di esposizione; la Corte ha applicato tale disposizione in caso di esposizione ipertrofica e confusa.

  • Ordinanza della Suprema Corte, n. 7600 del 16/3/2023

    Fornisce precedente: dichiarata l'inammissibilità di un ricorso di 65 pagine ritenuto 'ponderoso, ipertrofico' e incomprensibile; conferma che il dovere di chiarezza e sinteticità è principio generale applicabile anche in materia tributaria.

Massime di principio

  • Un ricorso deve essere chiaro e sintetico: esposizione ordinata, separazione netta tra fatti e ragioni di diritto, e formulazione puntuale delle censure. L'inosservanza può comportare inammissibilità.
  • Evitare contenuti ipertrofici e mescolanza di elementi di fatto e di diritto: l'atto deve consentire al giudice e alla controparte di comprendere immediatamente le questioni e le richieste.
  • Strutturare il ricorso con sommario, punti numerati, indicazione precisa dei giudizi impugnati, delle questioni di diritto dedotte e delle specifiche violazioni contestate: ciò riduce il rischio di declaratoria di inammissibilità.
  • Nel dubbio, privilegiare la brevità e rimandare a documenti probatori solo se strettamente necessari; fornire riferimenti normativi e giurisprudenziali essenziali e pertinenti.
  • Il principio opera trasversalmente (civile, tributario, ecc.): non è sufficiente la mole del materiale; conta la chiarezza dell'esposizione. In caso di rigetto per difetti formali, la possibilità di rimediare può essere limitata dai termini processuali.
  • Per difendersi da un'eventuale dichiarazione di inammissibilità, predisporre sin dall'origine un ricorso conforme a art. 366 c.p.c. e agli orientamenti giurisprudenziali: sintesi delle doglianze, chiara distinzione tra fatti e diritto, e indicazione puntuale dei punti di doglianza rispetto alla sentenza impugnata.

Testo integrale

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