Cassazione Penale, Sentenza n. 556/2025 del 08/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugna l'ordinanza dell'8/02/2024 che ha rigettato la richiesta di revisione della sentenza di condanna per il furto di circa 4000 m di cavi di rame dall'impianto della monorotaia di Centola. La difesa deduce violazione dell'art. 606, comma 1, lett. B) ed E) c.p.p. e della regola probatoria di cui all'art. 192, comma 2 c.p.p., sostenendo che la motivazione della corte di appello è illogica, contraddittoria e basata su mere illazioni, omettendo di considerare l'ipotesi alternativa dell'estraneità del ricorrente e la possibilità che il furto fosse già stato completato prima del controllo stradale avvenuto la notte del 26/01/2013.
La decisione
Il giudice della legittimità dichiara inammissibile il ricorso. Rigetta le censure difensive ritenendo che gli argomenti proposti non incrinano il quadro probatorio: il ritrovamento presso il deposito del ricorrente di guaine con numeri seriali identici a quelle rinvenute nei pozzetti dell'impianto costituisce un indizio grave, preciso e univoco della riferibilità del furto al Veneri; la specificità e l'uso non comune del materiale, l'assenza di una versione alternativa e la mancanza di indicazioni su altre sostituzioni nella zona confermano la provenienza illecita. Perciò il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. B) ed E) c.p.p.
La difesa ha invocato queste fattispecie come presunte violazioni; la Corte di legittimità tuttavia ritiene che le argomentazioni addotte non costituiscano motivo idoneo a rendere ammissibile la revisione, perché non scalfiscono il tessuto probatorio su cui si basa la condanna.
art. 192, comma 2 c.p.p.
La norma sulle regole probatorie è stata valutata alla luce degli indizi: la Corte ritiene che la comparazione delle guaine con stessi numeri seriali e la specificità del materiale costituiscano prova indiziaria grave, precisa e univoca, per cui non sussiste violazione della regola probatoria né irragionevolezza della motivazione.
Massime di principio
- Per impugnare efficacemente una decisione fondata su prove indiziarie è necessario confrontarsi direttamente e analiticamente con la catena logico-argomentativa del giudice: mere ipotesi alternative o argomentazioni generiche non sono sufficienti.
- Il ritrovamento nella disponibilità dell'imputato di materiale specifico e non facilmente sostituibile (es. guaine con numeri seriali corrispondenti) costituisce un indizio grave, preciso e univoco che pesa fortemente contro la tesi difensiva se non è fornita una versione alternativa plausibile.
- La contemporaneità temporale fra il fatto illecito e il possesso del materiale rinvenuto e l'assenza di spiegazioni alternative rafforzano la riferibilità del bene al furto; per contrastare ciò occorre produrre elementi concreti che dimostrino altra provenienza o errori nell'accertamento.
- In sede di revisione o ricorso in Cassazione l'attacco deve mirare a dimostrare lacune logiche, contraddizioni evidenti o violazioni di norme processuali nella motivazione: critiche meramente argomentative senza puntuale confutazione delle deduzioni probatorie del giudice sono inidonee.
- Quando si contesta la valutazione degli indizi, è utile frammentare e contestare singolarmente ciascun elemento (valutarne certezza e intrinseca valenza dimostrativa) e mostrare come, valutati nel loro insieme, non possano ragionevolmente fondare la decisione.
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