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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 526/2025 del 08/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ferrara impugnava la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 5 d.lgs. n. 74/2000 (omessa presentazione della dichiarazione con finalità evasiva) sostenendo tre profili: 1) errata valutazione del superamento della soglia di punibilità perché l'accertamento con adesione ridusse l'imposta IRES sotto la soglia; 2) errata attribuzione della qualifica di amministratore di fatto sulla scorta di indici insufficienti (essere marito, custode della documentazione ereditaria, accettazione dell'eredità con beneficio di inventario) e travisamento dell'atto notarile; 3) carenza della prova del dolo specifico di evasione, anche alla luce dell'accordo con l'Agenzia (accertamento con adesione) e del fatto che l'omissione riguarda una sola annualità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato su tutti e tre i motivi. Ha annullato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d'appello di Napoli per un nuovo giudizio, rilevando che: a) il giudice penale non è vincolato automaticamente all'importo risultante dall'accertamento con adesione, ma se decide di discostarsene deve motivare in modo argomentato perché ritenga più attendibile la quantificazione originaria; la Corte territoriale non ha dato una motivazione adeguata circa il superamento della soglia di punibilità; b) gli elementi indicati a sostegno della qualità di amministratore di fatto sono insufficienti: la mera custodia di documenti, il vincolo coniugale o la conoscenza delle vicende sociali non provano di per sé una significativa e continuativa attività gestionale; c) non è stata adeguatamente valutata la sussistenza del dolo specifico di evasione, che richiede un "quid pluris" rispetto alla mera consapevolezza dell'obbligo dichiarativo (la Corte ha richiamato i criteri probatori per distinguere il dolo specifico dall'imperizia o dalla semplice omissione).

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. n. 74/2000

    Norma che sanziona l'omessa presentazione della dichiarazione fiscale con fine di evasione. La Cassazione richiama che la soglia di punibilità è elemento materiale del reato e che il dolo specifico richiede oltre la mera consapevolezza dell'omissione un "quid pluris" finalizzato a sottrarsi al pagamento delle imposte.

  • art. 13 d.lgs. n. 74/2000

    Disciplina cause di non punibilità (ravvedimento): la Corte chiarisce che l'accertamento con adesione non costituisce causa di non punibilità prevista da questa norma perché presuppone la formale conoscenza dell'attività amministrativa.

  • art. 13-bis d.lgs. n. 74/2000

    Prevede attenuazione di pena in caso di integrale pagamento del debito erariale; la Cassazione ricorda che il pagamento anche dopo accertamento con adesione può attenuare la pena ma non estingue automaticamente il reato.

  • art. 3, commi e artt. 5,6,12 d.lgs. n. 218/1997

    art. 3, comma 4 citato nel testo

    Norme sull'accertamento con adesione come istituto deflattivo del contenzioso tributario; l'atto d'adesione non è impugnabile e non è modificabile dall'Ufficio, ma non vincola il giudice penale che, però, deve motivare se si discosta dalla quantificazione risultante dall'adesione.

  • art. 13 d.lgs. n. 472/1997

    Norma sul ravvedimento operoso: distinta dall'accertamento con adesione; il ravvedimento può costituire causa di non punibilità solo se la violazione non sia già stata constatata o non siano iniziati accessi/ispezioni di cui l'autore abbia avuto formale conoscenza.

  • art. 2939 cod. civ.

    Norma richiamata nel gravame (probabile riferimento a principi civili sull'accettazione dell'eredità o custodia di documenti); la Corte osserva che l'atto di nomina a custode e l'accettazione dell'eredità non valgono automaticamente a provare attività gestoria della società.

  • art. 1, comma 2 e art. 5, comma 4 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 441

    Riferimenti a illeciti amministrativi tributari: la Corte sottolinea la distinzione tra reati tributari e illeciti amministrativi e la necessità del dolo specifico per la rilevanza penale.

Massime di principio

  • L'accertamento con adesione non vincola automaticamente il giudice penale: il giudice può discostarsi dalla quantificazione concordata solo se fornisce motivazione argomentata e concretezza di elementi che rendano più attendibile l'originaria quantificazione dell'amministrazione.
  • L'accertamento con adesione non costituisce causa di non punibilità ex art. 13 d.lgs. 74/2000; esso, però, può influire sulla quantificazione del debito e sul trattamento sanzionatorio (es. attenuazione della pena se pagato, ai sensi dell'art. 13-bis).
  • La mera qualità di coniuge, l'essere stato nominato custode della documentazione ereditaria o la consegna di libri contabili agli accertatori non sono, di per sé, prove sufficienti per attribuire la qualifica di amministratore di fatto: è necessaria una significativa e continuativa attività gestionale non episodica.
  • Per integrare il dolo specifico di evasione non basta la consapevolezza dell'obbligo dichiarativo o della entità dell'imposta: occorre il "quid pluris" (es. comportamenti concreti volti a sottrarsi al pagamento, reiterazione, mancato pagamento in tempi ragionevoli, disinteresse alle indagini) che dimostri la volontà evasiva.
  • In presenza di accordi precontenziosi con l'Amministrazione finanziaria il giudice penale deve considerare le ragioni della rimodulazione dell'imposta e motivare esplicitamente se e perché ritiene più credibile una quantificazione diversa.
  • Quando la decisione di merito omette di valutare in modo specifico soglia di punibilità, qualità gestionale dell'imputato o dolo specifico, la Cassazione può annullare con rinvio per un nuovo esame su tali profili.

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