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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12203/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che lo aveva ritenuto responsabile, in concorso con altra persona, della ricezione di un motoveicolo con annesso casco bianco, provento di furto. Con il primo motivo ha denunciato la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza ex art. 521 c.p.p., sostenendo che il fatto ritenuto in decisione sarebbe stato eterogeneo rispetto a quello contestato. Con il secondo motivo ha censurato la motivazione sulla responsabilità per il reato di ricettazione aggravata in concorso, deducendo per la prima volta in cassazione un travisamento della prova per l'omessa valutazione delle dichiarazioni di un testimone che avrebbe cercato di autoattribuirsi il fatto, ma che era stato ritenuto inattendibile nei giudizi di merito perché aveva indicato erroneamente data e luogo del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo sulla correlazione tra accusa e sentenza, richiamando il criterio dell'eterogeneità del fatto e l'assenza di vizi nella motivazione di merito, che aveva accertato il concorso dell'imputato nella ricezione del motoveicolo provento di furto. Ha inoltre escluso la possibilità di dedurre per la prima volta in sede di legittimità un travisamento della prova in presenza di "doppia conforme", rilevando che tale doglianza avrebbe richiesto una devoluzione al giudice di appello. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 521 c.p.p.

    il principio di correlazione tra fatto contestato e fatto ritenuto in sentenza è violato solo se il fatto accertato è eterogeneo rispetto a quello contestato o se l'imputazione non consente di ricavare gli elementi costitutivi del reato ritenuto, nemmeno alla luce delle risultanze probatorie conosciute dall'imputato.

  • art. 110 c.p.

    richiamato per qualificare il concorso dell'imputato nella ricezione del bene provento di furto.

  • art. 61 n. 2 c.p.

    richiamato quale circostanza aggravante contestata insieme al reato di ricettazione.

  • art. 648 c.p.

    norma incriminatrice della ricettazione, ritenuta integrata dalla ricezione del motoveicolo e del casco di provenienza furtiva.

Massime di principio

  • La violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza sussiste solo quando il fatto ritenuto dal giudice sia eterogeneo rispetto a quello contestato o quando il capo d'imputazione non consenta di individuare, anche indirettamente, gli elementi costitutivi del reato poi affermato.
  • In sede di legittimità non è consentito dedurre per la prima volta un travisamento della prova quando la questione non sia stata devoluta al giudice di appello, specie in presenza di "doppia conforme" di merito.
  • Quando la sentenza di merito abbia già motivatamente escluso la credibilità di un testimone che si autoaccusa del fatto, la censura che miri a rivalutare tale apprezzamento probatorio è normalmente inammissibile in cassazione.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, nei casi previsti, al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRicettazione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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