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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5780/2023 del 10/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Brusca impugnava l'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per reati di estorsione e lesioni personali pluriaggravate, con l'aggravante del metodo mafioso (art. 416-bis.1 c.p.). Le censure principali riguardavano: 1) carenza di gravi indizi per la sua identificazione, denunciando contraddizioni nella ricostruzione della vittima, criticità nell'individuazione fotografica (album ristretto, tempistica divergente fra identificazioni, possibile suggerimento da fonte confidenziale) e assenza di chiara rilevanza del filmato rispetto all'indagato; 2) mancata dimostrazione degli elementi ulteriori necessari a configurare l'aggravante del metodo mafioso, essendo la frase evocata dalla vittima ritenuta insufficiente; 3) insufficiente valutazione delle prove a discarico (testimoni e messaggi che attesterebbero un alibi per attività di pesca) e della incensuratezza del ricorrente ai fini della graduazione della misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha censurato l'insufficiente motivazione del Tribunale in ordine all'individuazione fotografica e alla correlazione con i filmati, nonche alla mancata adeguata valutazione delle prove a discarico (testimonianze e messaggi telefonici che prospettano un alibi). Ha disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata e il rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio (art. 309, co.7, c.p.p.), con l'indicazione di fornire una motivazione più articolata e un esame approfondito delle risultanze investigative relative all'identificazione e alle dichiarazioni difensive. Gli altri motivi sono stati considerati assorbiti. In sostanza il provvedimento cautelare è stato annullato e la questione rimessa al giudice del rinvio per un nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Riferimento all'aggravante del metodo mafioso: la Corte richiama implicitamente che per l'applicazione dell'aggravante occorrono elementi concreti e ulteriori rispetto alla mera minaccia o alla frase evocativa; qui il Tribunale non avrebbe adeguatamente dimostrato tali elementi

  • art. 309, co.7, c.p.p.

    Norma di competenza per il rinvio al giudice competente: la Corte dispone il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Catanzaro ai sensi di questa previsione

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale agli adempimenti di cancelleria da eseguire a seguito della decisione della Corte

Massime di principio

  • La valutazione della gravità degli indizi richiede una motivazione chiara sulla fonte e sulla qualità dell'identificazione (video, foto, individuazione fotografica): ogni incertezza o possibile suggerimento va esplicitamente esaminato.
  • Le individuazioni fotografiche effettuate a distanza di tempo o con album limitati possono essere vulnerabili e devono essere confrontate con altri elementi probatori (filmati, riscontri oggettivi).
  • Le dichiarazioni a discarico (testimoni, messaggi telefonici, alibi documentati) devono essere valutate e confrontate con le emergenze a carico; omesse o superficiali valutazioni possono portare all'annullamento del provvedimento cautelare.
  • Per configurare l'aggravante del metodo mafioso occorrono elementi concreti che dimostrino l'uso di modalità tipiche della criminalità organizzata; affermazioni generiche o frasi isolate possono non essere sufficienti.
  • Il giudice della cautela deve offrire una motivazione articolata che espliciti il bilanciamento tra esigenze cautelari e posizione personale dell'indagato (incensuratezza, legami sociali, lavoro), pena il possibile annullamento in sede di legittimità.
  • In presenza di criticità probatorie significative, la Corte di Cassazione tende ad annullare e rinviare per un nuovo esame piuttosto che confermare la misura cautelare senza ulteriore approfondimento.

Testo integrale

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