Cassazione Penale, Sentenza n. 23577/2023 del 30/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso contestava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per il delitto di partecipazione all'associazione di tipo mafioso ex art. 416-bis c.p. (capo 1). La difesa ha dedotto carenza della gravità indiziaria e inesistenza della intraneità dell'indagato alla consorteria, sostenendo che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia erano generiche, lacunose, contraddittorie e prive di riscontri probatori individualizzanti. Con motivi aggiunti si è ribadita la doglianza sull'affidabilità e la convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze sulla valutazione della gravità indiziaria, confermando che il Tribunale aveva adeguatamente motivato la decisione richiamando plurime e convergenti fonti di prova (dichiarazioni di collaboratori intranei e di vertice, intercettazioni, indagini tecniche, immagini, geolocalizzazioni, sequestri e riscontri documentali). La Corte ha precisato che non può sostituirsi al giudice del merito in un riesame fattuale quando la motivazione è esauriente. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Il fatto contestato è la partecipazione ad un'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che la gravità indiziaria sia sufficiente sulla base di dichiarazioni convergenti di collaboratori intranei, riscontri investigativi e indici di ruolo nell'organizzazione.
art. 416-bis.1 cod. pen.
Richiamato in relazione all'aggravazione di taluni reati-fine contestati nell'originario atto di imputazione, come elemento che inquadrava l'operatività dell'associazione e l'aggravamento delle condotte collegate.
art. 74 d.P.R. n. 309/90
Richiamato per la contestazione di una parallela associazione dedita al traffico di stupefacenti collegata all'associazione mafiosa; la ricostruzione investigativa ha collegato attività di narcotraffico all'associazione 'ndranghetista.
Massime di principio
- In materia di misure cautelari per associazione mafiosa, le dichiarazioni di collaboratori di giustizia intranei e di vertice, se convergenti e corroborate da riscontri investigativi (intercettazioni, immagini, geolocalizzazioni, sequestri, precedenti procedimenti), possono fondare la gravità indiziaria necessaria per la custodia in carcere.
- La Corte di Cassazione non è autorizzata a riesaminare i fatti e le valutazioni probatorie del giudice del merito quando quest'ultimo ha fornito una motivazione analitica e logica; i motivi che si limitano a sollecitare una rivalutazione fattuale sono inammissibili.
- Per impugnare con successo la gravità indiziaria occorre dimostrare specifiche contraddizioni, lacune configuranti un difetto logico di motivazione o l'assenza di qualsiasi riscontro probatorio: mere affermazioni di genericità o contrasto non sono sufficienti in Cassazione.
- La qualificazione dell'intraneità del soggetto a una consorteria mafiosa richiede orientativamente elementi che ne attestino la partecipazione stabile o il ruolo operativo all'interno del 'sistema'; episodi concreti e partecipazione a riunioni di vertice costituiscono riscontri rilevanti.
- Quando più fonti probatorie diverse risultano convergenti, il giudice può ritenere sussistente la probabilità di colpevolezza anche in assenza di prova piena; la difesa deve proporre elementi nuovi o errori giuridici per ottenere l'accoglimento del ricorso in sede di legittimità.
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