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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16792/2023 del 20/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che aveva respinto l'istanza di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari da eseguirsi in Lombardia. D'Andrea era stato imputato e condannato in primo grado per associazione per delinquere, corruzione, turbativa d'asta ed estorsione, in vicende relative ad appalti e assunzioni nell'azienda sanitaria e nell'ospedale di Melito Porto Salvo. La difesa ha invocato la mutata situazione factuale: disarticolazione dell'associazione, sequestri delle imprese, cessazione dei rapporti con l'azienda sanitaria, misure più blande applicate ad altri coimputati e, in generale, una riduzione del rischio di reiterazione e della rilevanza delle esigenze cautelari.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il giudice d'appello ha confermato che le circostanze richiamate dalla difesa erano già state valutate nei precedenti provvedimenti di libertà e non costituiscono novità tali da giustificare la modifica della misura. Il Tribunale ha ritenuto decisiva la gravità della posizione dell'imputato, la sua personalità descritta come "assolutamente sprezzante" delle regole e l'abitudine a condotte corruttive, i suoi legami con la locale famiglia di 'ndrangheta e il rischio concreto di reiterazione del sistema corruttivo anche in altre sedi o per interposta persona, nonché il rischio di ritorsioni sulle vittime. È stata richiamata la condanna in primo grado (oltre tredici anni) e l'aggravante della finalità di agevolazione di associazione mafiosa come elementi che rafforzano la presunzione di adeguatezza della custodia carceraria. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, art. 310

    Norma richiamata come base dell'impugnazione avverso l'ordinanza che ha respinto l'istanza di sostituzione della misura cautelare; usata per inquadrare il rimedio impugnatorio esperito dall'imputato

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 2

    art. 275, comma 2 cod. proc. pen.

    Il Tribunale ha richiamato tale disposizione per considerare l'entità della pena inflitta in primo grado quale criterio rilevante per la scelta della misura cautelare, ritenendola indice della gravità e della pericolosità dell'imputato

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • Disposizioni di attuazione codice di procedura penale, art. 94, comma

    art. 94, comma disp. att. cod. proc.

    Richiamata in ordine agli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione (indicazione procedurale di carattere formale)

Massime di principio

  • Per ottenere la sostituzione della custodia cautelare con misure meno afflittive è necessario proporre fatti nuovi e concreti non già esaminati nei precedenti provvedimenti: argomentazioni ripetitive o già valutate hanno scarse possibilità di successo.
  • La concessione di misure più blande ad altri imputati non è automaticamente trasferibile: il giudice confronta le posizioni personali e la gravità relativa; una posizione personale più grave rende non decisivo l'attenuarsi delle misure altrui.
  • La presenza di circostanze aggravanti rilevanti (es. finalità di agevolazione di associazione mafiosa) e una condanna rilevante in primo grado rafforzano la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, soprattutto se sussistono elementi di pericolosità sociale e rischio di reiterazione.
  • Argomentazioni generiche sull'attenuazione del contesto (sequestri, cessazione rapporti, disarticolazione dell'organizzazione) devono essere provate e collegate in modo concreto al rischio di reiterazione: la mera affermazione della dissoluzione non basta se il giudice ritiene persistenti i rischi.
  • Nel ricorso cautelare è importante che il petitum sia coerente: chiedere la sostituzione richiede di dimostrare perché la custodia è eccessiva rispetto alle esigenze cautelari concrete; contestare le esigenze cautelari in termini tali da chiedere revoca totale della misura richiede una diversa impostazione e prove più incisive.
  • Per aumentare le probabilità di successo, proporre misure alternative specifiche (restrizioni precise, divieti, obblighi di dimora, controlli) e documentare la reale disponibilità di un luogo idoneo e garanzie che attenuino il rischio di reiterazione o di inquinamento delle prove.

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