Cassazione Civile, Ordinanza n. 08270/2025 del 29/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)
La controversia
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a un socio di una società di capitali a ristretta base partecipativa un avviso di accertamento IRPEF per l'anno 2012, imputandogli un reddito di capitale derivante, per presunzione, dalla distribuzione pro quota di utili extracontabili accertati in capo alla società. Il contribuente aveva impugnato l'atto, ma sia la CTP sia la Corte di giustizia tributaria di secondo grado avevano respinto il ricorso e l'appello. In Cassazione il contribuente ha proposto due motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 112, 115, 167 e 345 c.p.c. e degli artt. 23, 57 e 58 d.lgs. 546/1992, sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto ritualmente proposta e provata l'eccezione relativa alla definitività dell'accertamento societario, nonostante la tardiva costituzione dell'Ufficio e il divieto di nuove eccezioni in appello; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., degli artt. 2727 e 2697 c.c. e dell'art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. 600/1973, lamentando la violazione del divieto di doppia presunzione e la mancanza di prova della definitività dell'accertamento nei confronti della società, che egli riteneva presupposto indispensabile per quello verso i soci.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi e ha rigettato il ricorso. Ha affermato che, nelle società di capitali a ristretta base partecipativa, opera la presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili e che, per superarla, il socio deve fornire prova contraria concreta della mancata distribuzione o dell'accantonamento/reinvestimento degli utili. Ha inoltre precisato che la mancata o non definitiva definizione dell'accertamento societario non impedisce l'emissione dell'accertamento verso i soci, perché la presunzione si fonda sulla ristrettezza della compagine sociale e sul vincolo di solidarietà e controllo reciproco tra i soci, non sulla sola esistenza del maggior reddito della società. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna del ricorrente alle spese di legittimità, all'ulteriore importo a titolo di contributo unificato e alla condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. nella misura di euro 1.500, oltre al pagamento di euro 1.500 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 112 c.p.c.
Richiamato come parametro della dedotta violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ma la censura è stata respinta perché la decisione di merito non ha introdotto questioni estranee al thema decidendum.
art. 115 c.p.c.
Richiamato dal ricorrente per contestare la valutazione probatoria; la Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione probatoria operata dal giudice di merito.
art. 167 c.p.c.
Invocato in relazione alla dedotta tardività delle difese dell'Ufficio in primo grado; non ritenuto decisivo ai fini dell'accertamento tributario nei confronti del socio.
art. 345 c.p.c.
Richiamato per il divieto di nuove eccezioni in appello; la Corte ha escluso che la questione sulla definitività dell'accertamento societario fosse decisiva come eccezione in senso stretto.
art. 23 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Richiamato dal ricorrente in tema di costituzione dell'Ufficio nel processo tributario; la tardività della costituzione non è stata ritenuta idonea a neutralizzare la presunzione di distribuzione degli utili.
art. 57 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Richiamato per il divieto di domande ed eccezioni nuove in appello; la Corte ha ritenuto non decisiva la doglianza.
art. 58 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Richiamato per la dedotta inammissibilità di nuove prove/eccezioni in appello; la Corte ha escluso la fondatezza della censura.
art. 47, comma 1, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917
Base normativa dell'imputazione al socio di redditi di capitale correlati agli utili distribuiti.
art. 1 D.M. 2 aprile 2008
Richiamato per la percentuale di imponibilità del 49,72% degli utili ritenuti distribuiti.
art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
Richiamato dal ricorrente nel secondo motivo; la Corte ha ribadito la legittimità dell'accertamento induttivo presuntivo nei confronti del socio.
artt. 2727 e 2697 c.c.
La Corte ha affermato che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili è una presunzione semplice fondata su fatti noti diversi dal solo maggior reddito della società e che l'onere della prova contraria grava sul socio.
art. 29 d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv. in l. 30 luglio 2022, n. 122
Richiamato per evidenziare la natura immediatamente esecutiva dell'accertamento societario.
art. 380-bis c.p.c.
Richiamato per la condanna del ricorrente al pagamento di una somma equitativamente determinata per ricorso ritenuto infondato in sede accelerata.
art. 96 c.p.c.
Applicato per la condanna del ricorrente al pagamento di una somma equitativa in favore della controparte per la proposizione del ricorso ritenuto infondato.
art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
Richiamato per la condanna al pagamento dell'ulteriore importo pari al contributo unificato, se dovuto.
Massime di principio
- Nelle società di capitali a ristretta base partecipativa, l'accertamento di utili extracontabili in capo alla società legittima la presunzione di distribuzione pro quota ai soci, salvo prova contraria specifica fornita dal socio.
- Per vincere la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili il socio non può limitarsi a contestazioni generiche sulla definitività o validità dell'accertamento societario, ma deve dimostrare concretamente che gli utili non sono stati distribuiti oppure che sono stati accantonati o reinvestiti.
- La presunzione di attribuzione degli utili ai soci di una compagine ristretta non viola il divieto di presunzioni di secondo grado, perché il fatto noto è la struttura chiusa della società e il vincolo di solidarietà/controllo tra soci, non il solo maggior reddito accertato in capo alla società.
- Ai fini dell'avviso di accertamento emesso nei confronti del socio, non è necessario che l'accertamento societario sia definitivamente consolidato; la mancata definitività non impedisce, di per sé, l'azione impositiva nei confronti del socio.
- Nel processo tributario, la deduzione di mere questioni giuridiche astratte non assolve l'onere di allegazione e prova richiesto per superare una presunzione legale o semplice sfavorevole al contribuente.
Come è indicizzato
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza civile
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08267/2025 del 29/03/2025
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08269/2025 del 29/03/2025
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08271/2025 del 29/03/2025
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08272/2025 del 29/03/2025
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08273/2025 del 29/03/2025
- ordinanza_civile · 29 mar 2025Cassazione Civile, Ordinanza n. 08274/2025 del 29/03/2025
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza civile →