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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32505/2025 del 01/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di sostituzione della misura cautelare (da arresti domiciliari a obbligo di dimora nel comune di residenza con divieto di allontanamento senza autorizzazione e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) per tre motivi principali: 1) violazione del principio del ne bis in idem cautelare, sostenendo che una precedente richiesta di misura era stata già rigettata; 2) violazione dell'art. 292, comma 2, lett. b) c.p.p., per presunta indeterminatezza dei capi d'incolpazione e carenza dei criteri di individuazione del locus commissi delicti; 3) violazione di legge e carenza di motivazione/illogicità della decisione, lamentando un trattamento peggiorativo rispetto a un coindagato (Orioli).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato nel complesso infondato e rigettato. La Corte ha ritenuto: 1) che il precedente rigetto della richiesta cautelare era dovuto a motivi formali (mancata enunciazione e sviluppo inadeguato dei capi) e non integra preclusione cautelare; pertanto non opera il "ne bis in idem" cautelare invocato dal ricorrente; 2) che i capi d'accusa erano sufficientemente determinati (i reperti oggetto del traffico sono stati indicati) e non sussiste lesione del diritto di difesa; il Tribunale del riesame ha esposto la catena di illecita veicolazione dei beni culturali, le modalità operative del sodalizio, i ruoli dei coindagati e le plurime condotte del Tribuzio; 3) che la censura comparativa con il coindagato è nuova, priva di elementi di confronto e non adeguatamente motivata, sicché non può essere accolta. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 292, comma 2, lett. b), codice di procedura penale

    La Corte ha ritenuto che i capi d'incolpazione contestati fossero sufficientemente determinati ai fini del diritto di difesa, ossia descrivevano in modo adeguato i reperti oggetto dei traffici e consentivano al ricorrente di formulare specifiche difese

  • principio del "ne bis in idem" cautelare (giurisprudenza)

    La Corte ha interpretato che il rigetto di una precedente richiesta cautelare per motivi formali non equivale a una decisione nel merito idonea a determinare una preclusione cautelare; pertanto il ne bis in idem cautelare non opera quando il primo rigetto è fondato su carenze formali della richiesta

  • Giurisprudenza citata: Sez. 1, n. 15288 del 05/03/2021, Weldensea, Rv. 281063 - 01

    Richiamata dalla Corte per affermare il principio secondo cui il rigetto per carenze formali della richiesta cautelare non configura preclusione cautelare

Massime di principio

  • Un rigetto cautelare fondato su carenze formali nella richiesta non impedisce una nuova richiesta o nuova applicazione di misure cautelari: il "ne bis in idem" cautelare non opera se il primo rigetto non è una decisione sul merito
  • Per contestare l'indeterminatezza dei capi d'imputazione ai sensi dell'art. 292 c.p.p. occorre dimostrare che manchi concretamente la possibilità di conoscere gli elementi essenziali dell'accusa; l'indicazione dei reperti e della catena di traffico può essere sufficiente a garantire il diritto di difesa
  • Censure comparative sul trattamento cautelare rispetto a coindagati richiedono una valutazione comparativa motivata e dati specifici: affermazioni generiche o introdotte tardivamente (es. solo in memoria all'udienza) sono facilmente ritenute inammissibili o infondate
  • La Corte valuta la misura cautelare complessivamente, tenendo conto del ruolo nell'associazione, della gravità delle condotte e della modalità di illecita veicolazione dei beni; misure non custodiali possono essere ritenute comunque proporzionate se adeguate a mitigare i rischi contestati
  • Argomentazioni nuove presentate esclusivamente in memorie non contemplate nel ricorso principale possono non essere esaminate in sede di impugnazione superiore se non opportunamente dedotte nel ricorso stesso

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