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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39320/2022 del 18/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che l'aveva confermata nella condanna (mese otto di reclusione, pena condizionalmente sospesa) per i reati di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), lesioni e interruzione di pubblico servizio. Il motivo unico dedotto è che manca l'elemento oggettivo del reato di resistenza: lo schiaffo alla infermiera sarebbe avvenuto dopo che l'infermiera aveva già svolto l'atto di servizio (stava allontanandosi per cercare aiuto) e quindi la violenza non sarebbe stata diretta ad opporsi allo svolgimento del servizio pubblico né idonea a intralciarlo. La difesa ha insistito con motivi aggiunti sulla assenza di collegamento tra l'attività di servizio e la violenza contestata.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché generico e declinato in fatto e ha rigettato le censure sulla sussistenza dell'elemento oggettivo della resistenza. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui è sufficiente l'uso di violenza o minaccia per opporsi al compimento di un atto dell'ufficio, anche se l'atto non venga effettivamente impedito, purché esista una stretta connessione tra la condotta violenta e l'attività pubblicistica svolta. La Corte territoriale aveva accertato che l'infermiera stava tentando di ottenere l'intervento dei colleghi per far rispettare le norme di visita e che la ricorrente era entrata fuori orario, perciò la condotta violenta era collegata al servizio e integrativa del reato di resistenza. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.; la condanna penale di merito resta confermata.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Per integrare il reato non è necessario che l'atto dell'ufficio sia effettivamente impedito: è sufficiente l'uso di violenza o minaccia per opporsi al compimento dell'atto, se esiste una connessione stretta tra la condotta e l'attività di servizio (anche un ostacolo temporaneo o parziale è rilevante).

  • art. 582 cod. pen.

    Riferita alle lesioni personali: la decisione conferma la qualificazione delle lesioni arrecate dall'imputata alla vittima (lesioni giudicate guaribili in cinque giorni) come reato rilevante ai fini complessivi della condotta.

  • art. 585 cod. pen. richiamato con art. 576, n. 1

    Riferimento all'aggravante prevista dall'art. 576 n.1 (aggravanti speciali) in relazione alle lesioni, come richiamato nella motivazione di merito.

  • art. 340 cod. pen.

    Interruzione di pubblico servizio: la condotta è stata ritenuta idonea anche a turbare la regolarità delle attività ospedaliere, integrando il reato contestato.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma processuale che ha consentito la condanna della ricorrente al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 6, n. 5459 del 08/01/2020, Sortino; Sez. 6, n. 23684 del 14/05/2015, Bianchini; Sez. 6, n. 5147 del 16/01/2014, Picco; Sez. 6, n. 8340 del 18/11/2010, Chiodo Khalil)

    La Corte richiama precedenti che precisano: a) non è richiesto l'effettivo impedimento dell'atto dell'ufficio per integrare il reato di resistenza; b) è invece esclusa la fattispecie quando la reazione violenta avviene dopo la conclusione dell'atto d'ufficio e non è diretta ad opporvisi; c) è necessaria una connessione stretta e funzionale fra la violenza e l'attività pubblicistica.

Massime di principio

  • Per configurare il reato di resistenza a pubblico ufficiale è sufficiente l'uso di violenza o minaccia volto a opporsi al compimento di un atto d'ufficio, indipendentemente dall'effetto concreto sull'attività, purché sussista un nesso funzionale tra la condotta e il servizio pubblico.
  • Se la violenza avviene dopo che l'atto d'ufficio è ormai esaurito e non è finalizzata ad impedirne o ostacolarne lo svolgimento, non integra la resistenza ma può costituire altro reato (es. ingiuria, minaccia, lesioni) eventualmente aggravato dalla qualità della persona offesa.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è necessario proporre censure specifiche e non meramente generiche o 'in fatto'; la Corte di legittimità non riesamina liberamente la valutazione di fatto già compiuta dal giudice di merito se il ricorso è generico.
  • La condotta di chi contestualmente viola regole di accesso o orari e poi reagisce violentemente agli operatori che cercano di farle rispettare è più facilmente configurabile come resistenza a pubblico ufficiale, perché esiste il collegamento materiale e teleologico con l'attività di servizio.
  • In valutazioni analoghe, raccogliere e valorizzare testimonianze che provino che l'operatore stava svolgendo o cercando di far rispettare il servizio (es. chiedendo aiuto a colleghi per allontanare persone fuori orario) è determinante per dimostrare il nesso richiesto dalla fattispecie di resistenza.
  • Dal punto di vista processuale, la parte soccombente che propone ricorso generico può essere condannata a spese e a somme in favore della Cassa delle ammende; pertanto le impugnazioni contro valutazioni di fatto richiedono motivazioni circostanziate e puntuali.

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