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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51433/2023 del 27/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in due motivi: 1) violazione del principio di immutabilità del giudice (art. 525 e 179 c.p.p.) per aver pronunciato la sentenza un Collegio diverso da quello che aveva trattato l'udienza precedente e respinto la richiesta di declaratoria di estinzione del reato per prescrizione; 2) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla riconfigurabilità del reato urbanistico (art. 44, lett. b), d.P.R. n. 380/2001), alla prescrizione e alla non applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), deducendo che le opere erano di edilizia libera, anteriori nel tempo o comunque di modesto impatto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Sulla questione dell'immutabilità del giudice la Corte di Cassazione ha ritenuto che il principio non è violato quando il precedente provvedimento (ordinanza di rigetto della richiesta di declaratoria di estinzione per prescrizione) non costituisce un atto non rinnovabile e non sia seguito da attività istruttoria; l'ordinanza è per lo più revocabile e la questione può essere rinnovata in sede di decisione finale. Sul merito, la Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione dei giudici di merito: le opere (sbancamento, strada di ghiaia, containers, trasformazione di garages in mini-appartamenti) incidono sul tessuto urbanistico e richiedevano titolo abilitativo; la datazione delle opere collocata in prossimità dell'accertamento (5 aprile 2016) è logicamente motivata, anche rispetto al certificato di agibilità del 20 gennaio 2016; la prescrizione non era intervenuta considerando i periodi di sospensione indicati; la causa di non punibilità per particolare tenuità è stata esclusa per la pluralità e la consistenza degli abusi (trenta­due abusi riscontrati). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende per colpa nella proposizione del ricorso.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b)

    La trasformazione di garages in mini-appartamenti e opere come sbancamento e realizzazione di strada incidono sul tessuto urbanistico e sono assoggettate a titolo abilitativo; la fattispecie è integrativa del reato urbanistico contestato.

  • cod. proc. pen. art. 525, comma 2

    Principio di immutabilità del giudice: i giudici che hanno partecipato al dibattimento devono concorrere alla deliberazione della sentenza, ma la sua applicazione è rimessa alla natura delle attività svolte (in particolare attività istruttoria).

  • cod. proc. pen. art. 179

    Norma richiamata nella censura sulla composizione del Collegio in appello; la Corte ha valutato la questione alla luce del principio di immutabilità e della giurisprudenza interpretativa.

  • cod. proc. pen. art. 598

    Richiamo normativo che estende al grado d'appello il principio dell'art. 525; utile per la delimitazione del campo di applicazione dell'immutabilità del giudice.

  • cod. proc. pen. art. 129

    «[i]n ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce [...] che il reato è estinto [...], lo dichiara di ufficio con sentenza»

    Il rigetto preliminare di una richiesta di declaratoria di estinzione per prescrizione può essere adottato con ordinanza, ma non ha carattere di definitività tale da impedire la rinnovazione della questione in sede di sentenza.

  • cod. proc. pen. art. 606, comma 1

    Norma procedurale sul motivo di ricorso in cassazione (lett. b, c, e): il ricorso è stato esaminato e ritenuto inammissibile nelle parti dedotte.

  • cod. pen. art. 131-bis

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto: esclusa quando emergono più abusi, elevata intensità del dolo e non trascurabile danno urbanistico; in presenza di numerosi abusi la causa non si applica.

  • cod. pen. art. 157

    Richiamato nel motivo di ricorso insieme ad art. 131-bis; non è stato determinante nella decisione della Corte, ma preso in considerazione nelle censure difensive.

Massime di principio

  • Il principio di immutabilità del giudice (art. 525 c.p.p.) tutela l'identità fisica dei giudici che hanno partecipato al dibattimento, ma la sua violazione sussiste soprattutto quando il Collegio diverso deliberi dopo aver partecipato ad attività istruttorie; se il precedente provvedimento è una ordinanza non definitiva e non vi sono state prove assunte, la questione può essere rinnovata dal nuovo Collegio.
  • Le ordinanze di rigetto della richiesta di declaratoria di estinzione del reato (art. 129 c.p.p.) non hanno in generale carattere di definitività e possono essere riesaminate in sede di sentenza; non costituiscono automaticamente violazione dell'immutabilità se il nuovo Collegio decide dopo nuova discussione.
  • In reati urbanistici, opere come sbancamenti, livellamenti, realizzazione di strade o la trasformazione d'uso (es. garages in unità abitative) possono integrare un illecito anche in assenza di opere strutturali, poiché incidono sul carico urbanistico e richiedono titolo abilitativo.
  • Per escludere la prescrizione in reati edilizi il giudice deve motivare sulla datazione delle opere con dati obiettivi o deduzioni logiche; l'incertezza assoluta sulla data opera a favore dell'imputato, ma non basta un'asserita indeterminatezza: sono richieste ragioni concrete per applicare il favor rei.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) non è applicabile se risulta una pluralità o consistenza degli abusi tali da evidenziare un dolo significativo o un danno non trascurabile.
  • Quando si contesta la prescrizione o la natura di 'edilizia libera' delle opere, è fondamentale produrre elementi probatori specifici e congrui (testimonianze precise, documentazione temporale) per spostare la valutazione in sede di merito.
  • Eccezioni procedurali sulla composizione del Collegio devono dimostrare che il precedente Collegio aveva svolto attività istruttoria o compiuto atti propri del dibattimento che non potevano essere rinnovati, altrimenti la censura è destinata a essere dichiarata manifestamente infondata.

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