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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33199/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in cassazione avverso la conferma della condanna per furto in abitazione aggravato (art. 625, n.2 c.p.) con richieste di riconsiderazione in punto di: qualificazione del fatto (sostenendo che si sarebbe trattato di tentativo e non di furto consumato), mancanza di prova dell'impossessamento della refurtiva da parte del ricorrente (beni rinvenuti in diverso luogo e in disponibilità del coimputato; perquisizione personale negativa), conflitto di giudicati rispetto al patteggiamento del coimputato per tentato furto (art. 28 c.p.p.), e mancata applicazione della causa di non punibilità dell'art. 131-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno ritenuto logica e coerente la motivazione della Corte d'Appello: il ricorrente fu sorpreso nell'appartamento e si diede alla fuga; parte dei monili fu rinvenuta nel vano scale in cui il ricorrente aveva cercato rifugio; tali elementi, valutati in modo inferenziale e coerente, comprovano l'impossessamento anche temporaneo della refurtiva e quindi il furto consumato. È stato inoltre escluso il contrasto di giudicati con il patteggiamento del coimputato, atteso che diverse scelte di rito e valutazioni giuridiche non determinano automaticamente inconciliabilità. Infine è stato escluso il riconoscimento del beneficio di cui all'art. 131-bis c.p., poiché la fattispecie è punita con pena minima superiore al limite previsto per il beneficio. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625 c.p.

    Norma richiamata per l'aggravante (furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose); la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della norma avendo il ricorrente danneggiato inferriate/vetro e sottratto i monili.

  • art. 624-bis c.p.

    Norma richiamata nella imputazione iniziale (furto in abitazione); la Cassazione ha condiviso la qualificazione in termini di furto consumato sulla base della prova indiretta circa l'impossessamento.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato in capo d'imputazione per la responsabilità eventuale in concorso per dolo eventuale o partecipazione; la Corte di legittimità non ha accolto i rilievi difensivi che miravano a rimodulare la partecipazione.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato per la partecipazione al reato in concorso; la Corte territoriale ha ritenuto provata la cointeressione dei due autori alla condotta illecita.

  • art. 61 n.5 c.p.

    Aggravante collegata alla violenza sulle cose; la Corte ha ritenuto sussistente l'aggravante in ragione del danneggiamento di inferriate e vetri.

  • art. 131-bis c.p.

    Norma sul beneficio di non punibilità per la pena minima non superiore a due anni; la Corte ha escluso l'applicabilità del beneficio perché il reato contestato ha pena minima superiore a due anni.

  • art. 28 c.p.p.

    Invocato dalla difesa per presunto conflitto di giudicati; la Corte ha ritenuto infondata la doglianza, richiamando che la diversa qualificazione tra giudizi non configura automaticamente contrasto di giudicati.

  • art. 630 c.p.p.

    Richiamato dalla Corte per precisare i limiti del sindacato in tema di revisione e per distinguere le ipotesi in cui possa sussistere contrasto di giudicati rilevante ai fini della revisione.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che prevede la condanna alle spese in caso di ricorso manifestamente infondato; la Corte ha condannato il ricorrente alle spese e disposto il versamento alla cassa delle ammende.

  • d.lgs. 150/2022

    Riferimento alla modifica normativa che ha esteso/ritoccato i parametri del beneficio dell'art. 131-bis; la Corte ha interpretato che tale riforma non rende applicabile il beneficio al reato in contestazione per il superamento della soglia minima di pena.

Massime di principio

  • Il furto si considera consumato anche quando l'agente si impossessa della refurtiva anche per brevissimo tempo e viene costretto ad abbandonarla subito dopo a causa dell'intervento di terzi o della polizia; l'impossessamento temporaneo è sufficiente a configurare il reato consumato.
  • La diversa ubicazione fisica del rinvenimento della refurtiva rispetto al luogo in cui è stato fermato un imputato non esclude automaticamente la sua responsabilità: valutazioni inferenziali sui comportamenti immediati (es. fuga, rifugio nello stesso condominio) possono provare l'impossessamento.
  • La discrepanza tra esiti di procedimenti a carico di più concorrenti (es. patteggiamento per uno e condanna per un altro) non costituisce in sé un conflitto di giudicati; occorre verificare se i fatti storici sui quali si fondano le decisioni siano oggettivamente incompatibili.
  • Per contestare in Cassazione la valutazione probatoria del giudice di merito è necessario dedurre vizi di diritto o il travisamento della prova con indicazione e allegazione degli atti integrali che dimostrino la divergenza; la semplice proposta di una diversa lettura dei fatti è insufficiente.
  • Il beneficio di cui all'art. 131-bis c.p. è subordinato al rispetto del limite della pena minima previsto dalla norma; qualora la fattispecie sia punita con una pena minima superiore alla soglia normativa il beneficio non è riconoscibile.
  • La Corte di legittimità è limitata nel sindacare la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito e non può sostituirsi a quest'ultimo proponendo ricostruzioni alternative non fondate su vizi di diritto.

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