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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33190/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Mastino era stato condannato per il reato di cui all'art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio) per fatti commessi il 12 luglio 2013 in qualità di responsabile del settore tecnico del Comune di Arbus, in particolare per l'autorizzazione/concessione relativa alla costruzione di una piscina. In cassazione la difesa ha denunciato: 1) vizio di motivazione e erronea valutazione della prova (omesso e/o insufficiente esame delle prove contrarie, tra cui una consulenza tecnica di parte che sosteneva l'unicità del fondo e l'impossibilità di considerare la piscina come area autonoma o pertinenza); 2) contraddittorietà della motivazione circa la qualificazione urbanistica della piscina; 3) mancata verifica dell'elemento soggettivo del dolo intenzionale (Mastino avrebbe agito solo dopo ampia istruttoria e non sarebbe stato il presidente della commissione edilizia dell'8/11/2012, contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio di merito).

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché, nel frattempo, il reato di cui all'art. 323 cod. pen. è stato abrogato dalla legge 9 agosto 2024, n. 114 (efficacia dal 25/08/2024), configurandosi un'abolitio criminis. La Corte ha richiamato la sentenza n. 95 del 7 maggio 2025 della Corte Costituzionale, che ha ritenuto infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sull'abrogazione, precisando che dalla Convenzione di Merida non deriva obbligo di mantenere il reato di abuso d'ufficio. Per tali motivi la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (abusod'ufficio)

    La norma incriminatrice cui era riferita la condanna è stata abrogata e, per effetto dell'abolitio criminis, il fatto non è più previsto dalla legge come reato; pertanto la condanna va annullata.

  • legge 9 agosto 2024, n. 114, art. 1, comma 1, lett. b)

    abrogazione dell'art. 323 cod. pen. con decorrenza 25/08/2024

    Ha disposto l'abrogazione normativa che ha determinato l'extinctio criminis; la Corte di Cassazione ne riconosce l'effetto estintivo sulle pronunce penali pregresse o in corso.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 95 del 7 maggio 2025

    la questione di legittimità costituzionale dell'abrogazione è stata ritenuta infondata

    La Consulta ha stabilito che la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Convenzione di Merida) non impone all'ordinamento nazionale l'obbligo di prevedere o mantenere il reato di abuso d'ufficio; conseguentemente l'abrogazione legislativa non è stata ritenuta in contrasto con i principi costituzionali invocati.

  • Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Convenzione di Merida)

    citata nella motivazione della Corte Costituzionale

    Secondo la Corte Costituzionale, la Convenzione non vincola l'ordinamento a conservare una fattispecie specifica di reato come l'abuso d'ufficio; non costituisce ostacolo all'abrogazione legislativa.

Massime di principio

  • Se la fattispecie penale per la quale è stata pronunciata una condanna viene abrogata (abolitio criminis), la condanna deve essere annullata e il fatto non può più essere considerato reato; la Corte di Cassazione può annullare senza rinvio quando l'abrogazione è chiara e rende privo di oggetto il giudizio penale.
  • L'abolitio criminis opera retroattivamente a favore dell'imputato anche se la condanna è passata in giudicato; è quindi necessario verificare la data di efficacia dell'abrogazione rispetto alla pronuncia.
  • Quando il reato è abrogato, questioni processuali sostanziali (valutazione della prova, sussistenza del dolo, vizi di motivazione) diventano spesso irrilevanti sul piano penale, ma possono restare attive rilevazioni su profili civili o amministrativi collegati.
  • L'abrogazione legislativa può essere sottoposta a sindacato di legittimità costituzionale; tuttavia, la Corte Costituzionale può ritenere legittima l'abrogazione anche in presenza di obblighi internazionali qualora questi non impongano la conservazione della fattispecie.
  • In casi simili è sempre opportuno verificare se la condotta dell'imputato sia riconducibile ad altre fattispecie ancora previste dalla legge; se sì, l'azione penale potrebbe proseguire con diverso titolo di reato salvo limiti temporali e di prescrizione.

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