Sentenza del 10/06/2015 n. 3296 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Accertamento, liquidazione e controlli - Avvocato - Versamenti sul conto bancario del professionista - Rimborsi estranei all'attività esercitata - Illegittimità costituzionale dell'articolo 32 del Dpr. n. 600/73 - Pronuncia n. 228/2014 della Corte costituzionale.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente contestava la tassazione di somme versate sul proprio conto bancario, sostenendo che si trattasse di rimborsi estranei all’attività professionale. La questione riguardava anche l’applicazione ai lavoratori autonomi della presunzione prevista dall’articolo 32, comma 1, numero 2, del D.P.R. n. 600/1973, secondo cui i prelevamenti bancari non giustificati possono essere considerati compensi non dichiarati. La Corte costituzionale ha ritenuto irragionevole equiparare, sotto questo profilo, lavoratori autonomi e imprenditori.
La decisione
La presunzione fiscale relativa ai prelevamenti bancari è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui si applicava ai lavoratori autonomi. È quindi esclusa la tassazione automatica dei versamenti o prelevamenti del professionista come compensi, quando risultino estranei all’attività esercitata o adeguatamente giustificati. L’accertamento non può fondarsi soltanto sulla movimentazione bancaria senza ulteriori elementi probatori.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600/1973, articolo 32, comma 1, numero 2
La norma disciplina i poteri di controllo basati sulle movimentazioni dei conti bancari. La sua applicazione ai lavoratori autonomi, limitatamente alla presunzione che i prelevamenti non giustificati costituiscano compensi, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima.
Costituzione, principio di ragionevolezza e capacità contributiva
La presunzione è stata ritenuta irragionevole e lesiva della capacità contributiva perché presume arbitrariamente che i prelevamenti effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati a investimenti professionali produttivi di ricavi.
Corte costituzionale, sentenza n. 228/2014
La decisione ha limitato l’utilizzo della presunzione bancaria nei confronti dei lavoratori autonomi, escludendo l’automatica qualificazione dei prelevamenti non giustificati come compensi imponibili.
Massime di principio
- Per un lavoratore autonomo, la movimentazione bancaria non può essere automaticamente trasformata in reddito imponibile solo perché non accompagnata da una specifica annotazione contabile.
- I versamenti qualificabili come rimborsi o comunque estranei all’attività professionale non sono tassabili come compensi, purché la loro natura sia dimostrabile con documentazione o altri elementi coerenti.
- L’Amministrazione finanziaria può utilizzare i dati bancari come indizio o elemento di controllo, ma deve considerare la specifica natura dell’attività autonoma e non applicare automaticamente la presunzione prevista per gli imprenditori.
- In caso di contestazione, il contribuente dovrebbe documentare l’origine e la destinazione delle somme mediante ricevute, causali, contratti, quietanze, corrispondenza o altra prova idonea.
- La pronuncia riguarda in particolare la presunzione sui prelevamenti dei lavoratori autonomi; non elimina in generale i controlli fiscali sui versamenti bancari o la possibilità per l’Amministrazione di contestare somme non giustificate sulla base di ulteriori elementi.
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