Ordinanza n. 997/2026 - Roma, Sezione 5B
per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del decreto di rigetto dell’istanza di cittadinanza (K10/-OMISSIS-);
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di rigetto dell'istanza di cittadinanza italiana
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego di concessione della cittadinanza italiana, chiedendone in via cautelare la sospensione. Il giudice ha rilevato, quanto al fumus boni iuris, che il provvedimento amministrativo è fondato sulla presenza di plurimi elementi di controindicazione di carattere penale a carico del coniuge e del figlio della richiedente. Tali elementi possono essere valutati dall'Amministrazione nell'ambito del giudizio sull'integrazione del nucleo familiare nel quale l'istante vive, anche in considerazione dei benefici indiretti che l'acquisto della cittadinanza da parte di un familiare può produrre per gli altri componenti del nucleo. Quanto al periculum in mora, non è stato allegato né adeguatamente circostanziato un pregiudizio grave e irreparabile. Il diniego, inoltre, non impedisce alla ricorrente di permanere in Italia sulla base di altro idoneo titolo di soggiorno, né di godere delle libertà e dei diritti fondamentali, dei diritti civili, della parità nei rapporti con la pubblica amministrazione, delle prestazioni amministrative e dei servizi pubblici e, nei limiti indicati dal giudice, della partecipazione politica locale, essendo titolare di un permesso UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato nel 2021.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda cautelare ai sensi dell'art. 55 c.p.a., ritenendo insussistente sia il fumus boni iuris sia il periculum in mora. In particolare, ha considerato non manifestamente illegittima la valutazione dell'Amministrazione relativa agli elementi penali riferiti al coniuge e al figlio della richiedente, quali fattori rilevanti nell'apprezzamento dell'integrazione del nucleo familiare. Ha escluso inoltre l'attualità di un danno grave e irreparabile, poiché la ricorrente, in quanto lungosoggiornante, conserva un idoneo titolo di soggiorno e un'ampia posizione di diritti e prestazioni in Italia. Le spese della fase cautelare sono state compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
La tutela cautelare richiede la verifica sia del fumus boni iuris sia del periculum in mora; la domanda è stata respinta per l'insussistenza di entrambi.
art. 19, comma 2, d.lgs. 286/1998
Il giudice lo richiama per evidenziare che l'acquisto della cittadinanza da parte di un familiare può produrre benefici indiretti per gli altri membri del nucleo, tra cui l'impossibilità di espellere i parenti entro il secondo grado.
art. 9 d.lgs. 286/1998
Il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo assicura allo straniero la permanenza in Italia e l'esercizio di libertà, diritti, prestazioni e rapporti con la pubblica amministrazione, sicché il diniego di cittadinanza non determina, nell'immediato, un pregiudizio grave e irreparabile.
Massime di principio
- Nella valutazione discrezionale dell'istanza di cittadinanza, l'Amministrazione può considerare anche plurimi elementi di controindicazione penale riferiti al coniuge o ai figli della richiedente, in quanto rilevanti per l'integrazione del nucleo familiare nel quale l'istante vive e per i benefici indiretti che la cittadinanza può produrre a favore dei familiari.
- La sospensione cautelare del diniego di cittadinanza richiede la sussistenza congiunta del fumus boni iuris e del periculum in mora; l'assenza di uno solo dei due presupposti è sufficiente a respingere l'istanza.
- Il diniego della cittadinanza non integra, di per sé, un pregiudizio grave e irreparabile quando l'interessato disponga di un permesso UE per soggiornanti di lungo periodo e possa quindi permanere regolarmente sul territorio nazionale, conservando le libertà, i diritti, le prestazioni e i rapporti con la pubblica amministrazione riconosciuti dall'ordinamento.
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