Sentenza del 13/02/2020 n. 3590 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia impugnava la sentenza della CTR di Torino che, accogliendo il ricorso di AM P. s.r.l., aveva annullato un avviso di accertamento Iva relativo a operazioni riconducibili a frode carosello. L'errore denunciato era l'errata ripartizione dell'onere della prova: la CTR avrebbe posto a carico dell'Ufficio l'obbligo di provare la consapevolezza della ricorrente nella frode, invece di richiedere alla ricorrente di dimostrare la propria inconsapevolezza o di aver adottato la diligenza necessaria per non rimanere coinvolta. Venivano inoltre censurate valutazioni sulla inerenza dei costi fatturati da una società statunitense e sulla motivazione della decisione di merito.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso ritenendolo fondato: la CTR non ha valutato se, con l'uso della diligenza media, la frode fosse conoscibile dalla società al momento dell'acquisto. Perciò la sentenza impugnata è stata cassata e rimessa alla CTR di Torino, in diversa composizione, per nuovo esame sulle questioni afferenti alla conoscibilità della frode; gli altri motivi sono stati assorbiti o dichiarati inammissibili (in particolare, le censure relative alla prova di inerenza e alla motivazione sono state respinte o ritenute valutazioni di merito non sindacabili in cassazione). La Corte ha disposto il rinvio anche per le spese di legittimità.
Norme richiamate
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19
Regola il diritto alla detrazione Iva; la Corte ricorda che, per operazioni soggettivamente inesistenti, il diritto alla detrazione può essere escluso se il cessionario era coinvolto nella frode o se la frode era conoscibile con la normale diligenza.
D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 41
Richiamato in combinato con l'art. 19 del DPR 633/1972 quale riferimento normativo alla disciplina dell'IVA e alla necessità di corretta distribuzione dell'onere probatorio in ipotesi di frode carosello.
Codice civile, art. 2697
Principio sull'onere della prova: utilizzato per delineare chi deve provare i fatti in tema di conoscenza o conoscibilità della frode; la Corte sottolinea che l'amministrazione può fornire prova anche tramite presunzioni valutando tutti gli indizi.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3 e 5
Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (errata applicazione di legge e vizio di motivazione); la Corte ha ritenuto fondato il motivo n.3 relativo all'errata applicazione delle norme sulla prova e inammissibili altri motivi di vizio motivazionale non costituenti violazione grave.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 109
Disciplina la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette: la Corte ha ritenuto che la CTR abbia correttamente valutato come la documentazione prodotta dal contribuente potesse essere soddisfacente ai fini della prova dell'inerenza dei costi.
Direttiva UE 17 maggio 1977, n. 388, art. 17
Richiamata a supporto dei principi sul diritto alla detrazione IVA in ambito comunitario; la Corte la usa per confermare i limiti al riconoscimento della detrazione quando sussistano frodi o la loro conoscibilità.
Codice civile, art. 2495
Citato in relazione alla chiamata in causa, a titolo cautelativo, di SA M. Explorer; norma che disciplina la chiamata in causa per responsabilità solidale ex art. 2495 c.c.
Massime di principio
- In caso di operazioni soggettivamente inesistenti (fatture emesse da soggetto diverso dall'effettivo cedente) l'Amministrazione deve provare il coinvolgimento del contribuente oppure che la frode era conoscibile dal contribuente mediante l'uso della diligenza media; la prova può basarsi anche su presunzioni semplici valorizzando tutti gli indizi.
- Il contribuente che intende mantenere il diritto alla detrazione IVA deve poter dimostrare, ove contestato, la propria estraneità e/o di aver adottato le misure di diligenza necessarie per non essere coinvolto nella frode (es. verifiche commerciali, documentazione dei rapporti, controlli sull'affidabilità dei fornitori).
- La conoscibilità della frode si valuta concretamente secondo le modalità, i tempi e i luoghi degli scambi commerciali: non basta l'assenza di prova di 'consapevolezza diretta' per escludere l'obbligo di diligenza del cessionario.
- Quanto alla deducibilità dei costi, la documentazione contrattuale, la corrispondenza e le fatture possono essere idonee a provare l'inerenza del costo; tuttavia l'Amministrazione può contestarne la rilevanza mediante argomentazioni e indizi convincenti che il giudice di merito deve valutare.
- Il giudice di merito deve esplicitare nel caso concreto perché la frode non risultava conoscibile con la normale diligenza se ritiene di accogliere il contribuente; in sua mancanza la decisione può essere cassata con rinvio per un nuovo esame.
- In fase di contestazione tributaria, l'onere probatorio si articola: l'Ufficio può costruire la propria tesi anche su presunzioni, mentre il contribuente, per mantenere deduzioni/detraibilità, deve documentare le misure di diligenza poste in essere e la sostanza economica delle operazioni.
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