Cassazione Penale, Sentenza n. 01957/2026 del 19/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Sequestro preventivo di €11.000,00 disposto in relazione al reato di associazione di tipo mafioso (art. 416‑bis, 7° c.). Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro ritenendo sussistenti il fumus commissi delicti e il periculum in mora, fondandosi anche sulla nozione di "fungibilità" ricavata da precedente giurisprudenza (Sez. U. n. 42415/2021) e ritenendo irrilevante la prova di lecita provenienza delle somme. Il ricorrente ha impugnato sostenendo, tra l'altro, che la difesa aveva documentato l'origine lecita delle somme e che la motivazione era viziata (anche per relationem) in violazione degli artt. 321, comma 2, e 125 c.p.p. con riferimento all'art. 416‑bis c.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annoverando l'ordinanza del Tribunale del riesame tra quelle fondate su un indirizzo giurisprudenziale superato. La Cassazione ha rilevato che le Sezioni Unite, con la successiva sentenza n. 13783/2024 (depositata nel 2025), hanno stabilito che la confisca diretta di danaro richiede la prova del nesso di derivazione causale dal reato; in mancanza si deve procedere come confisca per equivalente. Perciò la motivazione del Tribunale, che aveva dato per assodato il nesso per effetto della fungibilità e ritenuto irrilevante la prova della lecita provenienza, è stata ritenuta errata in diritto. L'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al giudice di merito per una nuova valutazione dei requisiti del sequestro, con specifico esame della prova di origine lecita e del nesso di pertinenzialità e del periculum in mora.
Norme richiamate
art. 416‑bis, settimo comma, cod. pen.
Norma richiamata come titolo sostanziale per qualificare le somme come profitto del reato associativo mafioso e per legittimare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Disciplina il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; nella sentenza è centrale l'onere motivazionale sia sul fumus commissi delicti sia sul periculum in mora
art. 125 cod. proc. pen.
Richiamato nel motivo di ricorso in relazione a vizi della motivazione e della tecnica argomentativa (motivazione per relationem), come norma di riferimento segnalata dalla difesa
Sez. U, n. 42415 del 27/05/2021 (Coppola)
"la confisca del denaro costituente profitto o prezzo del reato, comunque rinvenuto nel patrimonio dell'autore della condotta, e che rappresenti l'effettivo accrescimento patrimoniale monetario conseguito, va sempre qualificata come diretta, e non per equivalente, in considerazione della natura fungibile del bene, con la conseguenza che non è ostativa alla sua adozione l'allegazione o la prova dell'origine lecita della specifica somma di denaro"
Orientamento anteriore che riteneva la fungibilità del danaro sufficiente a motivare la confisca diretta anche senza prova specifica della derivazione dalla attività illecita
Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024 (dep. 2025) (Massini)
"La confisca di somme di danaro ha natura diretta soltanto in presenza della prova della derivazione causale del bene rispetto al reato"
Nuovo indirizzo delle Sezioni Unite secondo cui la confisca diretta del denaro richiede prova del nesso causale; in assenza si deve qualificare la confisca come per equivalente e motivare adeguatamente
Sez. U, n. 920 del 17/12/2003 (Montella)
Definizioni giurisprudenziali sui presupposti del sequestro: il 'fumus' come astratta configurabilità del reato e il 'periculum' come approssimazione alla confiscabilità; principio richiamato nella ricognizione normativa
Sez. U, n. 36959 del 24/06/2021 (Ellade)
Richiama l'obbligo di motivare anche il periculum in mora nel sequestro ex art. 321 c.p.p., modulando il contenuto motivazionale secondo la finalità ablativa
Sez. U, n. 18954 del 31/03/2016 (Capasso)
Principio secondo cui il Tribunale del riesame deve formulare un'autonoma valutazione degli elementi che fondano la misura e prendere in considerazione gli elementi prodotti dalla difesa; l'assenza di autonoma motivazione giustifica l'annullamento
Massime di principio
- Dopo la sentenza Sez. U. n. 13783/2024 (dep. 2025) la confisca diretta di somme di denaro richiede la prova del nesso di derivazione causale dal reato; la mera "fungibilità" del denaro non basta più di per sé.
- Quando l'indagato fornisce documentazione o elementi di prova sulla lecita provenienza delle somme, il giudice deve valutare e motivare specificamente il rigetto di tali elementi; non può dichiararli automaticamente irrilevanti.
- Il periculum in mora (rischio di dispersione) va motivato in rapporto alla concreta probabilità di confiscabilità del bene: le ragioni del rischio devono collegarsi ai fatti e alle caratteristiche del bene (volatilità del denaro, contesto associativo, modalità di occultamento, ecc.).
- La motivazione per relationem è ammessa se l'atto richiamato è identificabile e conoscibile dalle parti; tuttavia il giudice del riesame deve comunque offrire una valutazione autonoma, specie sui punti sollevati dalla difesa.
- Se la giurisprudenza di legittimità evolve tra l'adozione del provvedimento impugnato e il suo esame, il giudice deve applicare il più recente principio vincolante e riconsiderare i presupposti del sequestro alla luce di tale principio.
- In sede di Cassazione il sindacato è limitato a vizi di diritto e a carenze motivazionali tali da rendere incomprensibile il percorso logico: motivazioni incompatibili con l'orientamento delle Sezioni Unite possono giustificare l'annullamento e il rinvio.
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