Cassazione Penale, Sentenza n. 36324/2024 del 30/09/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la sentenza d'appello con due motivi principali: (1) vizio di applicazione della legge penale (art. 2, comma 2 c.p.) per presunta abrogazione della fattispecie di cui all'art. 7 d.l. n. 4/2019 da parte della legge n. 197/2022, sicché il fatto non sarebbe stato reato al momento del giudizio d'appello (06/11/2023); (2) violazione di norme procedurali e nullità della sentenza di primo grado per omissione degli avvisi ex art. 545-bis c.p.p. relativi alla possibilità di sostituire pene detentive brevi e accesso a programmi di giustizia riparativa, eccezione che la difesa sostiene essere tempestivamente introdotta in motivi nuovi.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto infondato il vizio: l'abrogazione prevista dalla legge n. 197/2022 ha efficacia dal 1° gennaio 2024 e pertanto, alla data del giudizio d'appello, l'art. 7 d.l. n. 4/2019 era ancora vigente; inoltre il d.l. n. 48/2023 (conv. dalla L. 3/7/2023 n. 85) e la relativa disposizione transitoria (art. 13, comma 3) hanno espressamente previsto la continuità di applicazione dell'art. 7 per i fatti commessi entro il 31/12/2023, facendo salve le sanzioni penali. Sul secondo motivo la Corte ha rilevato che il giudice ha potere discrezionale circa la proposta della pena sostitutiva e che l'omessa formulazione dell'avviso ex art. 545-bis, comma 1, c.p.p., non determina automaticamente la nullità della sentenza; inoltre non emergeva che la difesa avesse sollecitato al primo grado l'esercizio dei poteri di sostituzione e, in ogni caso, la Corte d'appello ha sostituito la pena detentiva con la detenzione domiciliare. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese.
Norme richiamate
art. 7 d.l. 28 gennaio 2019, n. 4
Norma incriminatrice relativa a false od omesse comunicazioni sul reddito di cittadinanza; la Corte ha ritenuto applicabile al momento del giudizio d'appello in virtù della sospensione dell'effetto abrogativo prevista dalla legge n. 197/2022 e delle disposizioni transitorie successive
art. 7-bis d.l. n. 4/2019
Norma richiamata in relazione agli obblighi di comunicazione da parte del beneficiario; contestata per omissione di segnalazione di misura cautelare
art. 2, comma 2 cod. pen.
Principio della lex mitior: la Corte ha confermato che l'abrogazione opera solo dalla data di efficacia stabilita dal legislatore e che eventuali disposizioni transitorie possono derogare alla applicazione della lex mitior
art. 1, comma 318, legge 29 dicembre 2022, n. 197
Disposizione che ha abrogato gli artt. da 1 a 13 del d.l. n. 4/2019, ma con efficacia fissata dal legislatore al 1° gennaio 2024: la Corte ne ha riconosciuto l'effetto sospeso fino a quella data
decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 (conv. L. 3 luglio 2023, n. 85), art. 8 e art. 13, comma 3
art. 13, comma 3: "al beneficio di cui all'articolo 1 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4... continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 7 del medesimo decreto-legge, vigenti alla data in cui il beneficio è stato concesso, per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023"
Disposizioni che hanno previsto continuità di tutela penale per il reddito di cittadinanza fino al 31/12/2023 e hanno reinserito fattispecie analoghe per i nuovi benefici; la Corte le ha ritenute idonee a escludere l'operatività della lex mitior in favore della ricorrente
art. 545-bis cod. proc. pen.
Prevede l'avviso relativo alla possibilità di ottenere misure sostitutive per pene detentive brevi; la Corte ha ricordato che l'omissione dell'avviso non determina automaticamente nullità della sentenza quando il giudice ha ritenuto implicita l'insussistenza dei presupposti o non è stata adeguatamente sollecitata la sostituzione dal difensore
art. 597, comma 1, cod. proc. pen.
Limita l'ambito conoscitivo del giudice d'appello ai punti connessi ai motivi proposti: la richiesta di sostituzione deve essere presentata con modalità compatibili col rito d'impugnazione
art. 20-bis cod. pen. e legge n. 689/1981, art. 53
Richiamati dalla difesa in relazione alla sostituzione delle pene e ai limiti dell'applicabilità delle misure sostitutive; la Corte ha comunque confermato il potere discrezionale del giudice in materia
art. 178 c.p.p. e art. 182 c.p.p.
Richiamati in tema di nullità e tempestività delle eccezioni; la Corte ha ritenuto che la deduzione tardiva o non correttamente inquadrata non produca la nullità invocata
Massime di principio
- La lex mitior opera solo dalla data di efficacia stabilita dal legislatore: verificare sempre la data di efficacia dell'abrogazione e le eventuali disposizioni transitorie che possono mantenerne l'applicazione per fatti commessi entro determinati termini
- Successive norme che reintroducono o salvaguardano sanzioni penali per fatti relativi a benefici precedenti (disposizioni transitorie) possono impedire l'applicazione della lex mitior; quindi, nell'impugnazione per abrogazione, occorre analizzare l'intero quadro normativo successivo
- L'omessa formulazione dell'avviso ex art. 545-bis c.p.p. non comporta automaticamene la nullità della sentenza se il giudice ha esercitato una valutazione discrezionale ritenendo insussistenti i presupposti per la sostituzione della pena
- Per ottenere che in appello sia valutata la sostituzione della pena, la richiesta deve essere proposta in modo compatibile con il rito dell'impugnazione (nei motivi o con modalità ammesse); eccezioni o motivi nuovi devono rispettare le regole procedurali per essere tempestivi ed efficaci
- Nel sollevare questioni di diritto penale riguardanti modifiche legislative, sempre verificare: a) data di entrata in vigore della norma modificativa, b) eventuali efficacia differita o sospesa, c) disposizioni transitorie e d) ulteriori interventi legislativi successivi che possano incidere sull'applicabilità
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