Cassazione Penale, Sentenza n. 36326/2024 del 30/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente ha proposto cinque motivi di impugnazione: 1) incompetenza territoriale del giudice di Milano, sostenendo che la sede operativa della Foxor Srl era nel circondario di Siracusa (Augusta) e che il criterio derogatorio dell'art. 18 del d.lgs. n. 74/2000 si applica solo se non è possibile determinare altrimenti il foro competente; 2) la ricorrente era una mera prestanome priva di poteri sostanziali per adempiere all'obbligazione tributaria contestata; 3) mancanza dell'elemento soggettivo del reato, in quanto non vi sarebbe stata volontà di omettere il versamento dell'IVA e la società si avvaleva di assistenza fiscale professionale; 4) carenza di motivazione nella determinazione della pena, ritenuta non adeguatamente motivata rispetto al minimo edittale; 5) illegittimità della confisca per equivalente del valore delle imposte evase, richiesta non ostacolabile dall'avvenuto fallimento della Foxor a partire dal 2017.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha rigettato tutti e cinque i motivi. Motivazioni principali: 1) Competenza territoriale: per reati omissivi il luogo di consumazione è ontologicamente incerto; se non è possibile determinare altrimenti il foro competente, si applica il criterio dell'autorità che ha per prima iniziato le indagini (nel caso, Milano). 2) Prestanome e responsabilità: la ricorrente, pur potendo essere amministratrice di facciata, era formalmente legale rappresentante e quindi tenuta agli adempimenti tributari; se priva di poteri reali, avrebbe dovuto dimettersi immediatamente o sollecitare l'intervento delle autorità per evitare la responsabilità penale. 3) Elemento soggettivo: la Corte ha ritenuto sufficienti gli elementi di partecipazione e conoscenza dei fatti (competenze contabili della ricorrente) per affermare il dolo o la responsabilità penale; l'uso di un servizio di assistenza fiscale non esclude l'omissione. 4) Pena: la determinazione della pena, sebbene oltre il minimo edittale, è stata ritenuta adeguata e motivata dall'ammontare elevato dell'imposta evasa (EUR 447.342,00), ben oltre la soglia di punibilità. 5) Confisca per equivalente: legittima anche se la società beneficiaria è fallita; il fallimento della società non impedisce la confisca nei confronti di chi ha materialmente commesso il reato. Esito processuale: confermata la condanna penale per il reato ex art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000, dichiarato inammissibile il ricorso, condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di EUR 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000
Norma che incrimina l'omissione di versamento dell'IVA oltre la soglia di punibilita'. La Corte ha confermato l'applicazione della norma alla ricorrente, ritenendola responsabile per l'omissione dell'adempimento tributario relativo al 2015.
art. 18 del d.lgs. n. 74 del 2000
Disposizione sul criterio derogatorio di competenza territoriale per i reati tributari: ove non sia possibile determinare diversamente il foro competente, competente è l'autorità che per prima ha iniziato le indagini. La Corte ha ritenuto applicabile questo principio data l'incertezza ontologica del luogo di consumazione del reato omissivo.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma processuale che disciplina le spese e sanzioni per i ricorsi inammissibili o infondati. La Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una somma a favore della Cassa delle ammende ai sensi di tale articolo.
Massime di principio
- Per reati omissivi (es. omissione di versamento di tributi) il luogo di consumazione è spesso indeterminato: se non è possibile accertare un luogo certo, competente è l'autorità che per prima ha avviato le indagini (applicazione dell'art. 18 d.lgs. n. 74/2000).
- Il ruolo formale di legale rappresentante comporta responsabilità penale per gli obblighi tributari; sostenere di essere mera prestanome non esonera automaticamente dalla responsabilità: chiunque rivesta formalmente la carica deve dimettersi tempestivamente se privo di poteri sostanziali per sottrarsi al rischio penale.
- L'utilizzo di un servizio di assistenza fiscale non esclude la responsabilità penale dell'amministratore per omissioni tributarie: la consulenza esterna non sostituisce l'obbligo di controllo e di adempimento a carico del rappresentante legale.
- L'elemento soggettivo del reato può essere desunto da circostanze fattuali, quali competenze contabili del rappresentante e partecipazione alle scelte aziendali; l'assenza di una dichiarata volontà di evadere non necessariamente esclude il dolo o la colpevolezza.
- La determinazione della pena può giustificarsi oltre il minimo edittale in presenza di un ammontare dell'imposta evasa significativamente superiore alla soglia di punibilità: l'entità del profitto illecito è criterio rilevante per la quantificazione della pena.
- La confisca per equivalente del profitto del reato è ammissibile anche se la società beneficiaria è fallita: il fallimento della persona giuridica non impedisce l'esecuzione di misure patrimoniali nei confronti di chi ha materialmente commesso il reato.
- In situazioni simili, per ridurre il rischio di responsabilità penale, il legale rappresentante formalmente nominato dovrebbe: documentare immediatamente la mancanza di poteri effettivi, dimettersi prontamente se non è in grado di adempiere agli obblighi, segnalare eventuali irregolarità alle autorità competenti e conservare prove di aver sollecitato l'adozione di misure per l'adempimento tributario.
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