Cassazione Penale, Sentenza n. 41870/2023 del 16/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Palermo che aveva riconosciuto a Salvatore Giacalone l'indennizzo per ingiusta detenzione (custodia cautelare dal 21/02/2017 al 29/03/2018) dopo la sua successiva assoluzione e conferma in sede di merito. Il Procuratore Generale deduceva errata applicazione dell'art.314 c.p.p. e vizio di motivazione (art.606, comma 1, lett. b) ed e)) per avere la Corte territoriale escluso la sussistenza del dolo o della colpa grave del richiedente senza valutare correttamente materiali come intercettazioni telefoniche e ambientali, sommarie informazioni testimoniali, la precedente condanna per associazione mafiosa ed estorsione aggravata, nonche gli elementi che dimostravano tentativi di contatto del Giacalone con il reggente del mandamento Melodia e dichiarazioni rese al sindaco Bonventre; si contestava altresi l'omessa valutazione dell'estorsione consumata a carico dell'imprenditore Cacioppo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, censurando la motivazione della Corte d'appello come contraddittoria e illogica. Ha richiamato i principi secondo cui il giudice della riparazione deve accertare, con autonomia logico-motivazionale rispetto al giudice penale, se dolo o colpa grave del richiedente abbiano concorso, anche in modo concausale, alla produzione dell'evento detentivo; deve valutare tutte le prove disponibili e motivare specificamente l'eventuale incidenza causale di comportamenti extraprocessuali e processuali. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Palermo affinche dia adeguata e coerente valutazione dell'eventuale incidenza causale del comportamento extraprocessuale del Giacalone sulla detenzione subita.
Norme richiamate
art.315 cod. proc. pen.
Indica il giudice competente per la riparazione dell'ingiusta detenzione; la Corte d'appello era adita in tale funzione.
art.314 cod. proc. pen.
Riferimento normativo impugnato in relazione al riconoscimento della riparazione e alle cause ostative; nel giudizio di legittimità e nel richiamo dottrinario la norma si situa nel contesto della disciplina della riparazione per ingiusta detenzione e delle cause che possono escludere il diritto all'indennizzo (dolo o colpa grave del richiedente).
art.606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Ground di cassazione per violazione o erronea interpretazione di norme di diritto, qui invocato per contestare l'erronea applicazione dei principi attinenti alla condizione ostativa del dolo o della colpa grave.
art.606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Ground di cassazione per motivazione carente, contraddittoria o manifestamente illogica; qui utilizzato per censurare la motivazione della Corte territoriale circa l'assenza di colpa grave.
Giurisprudenza consolidata (Sez. U. e Sez. 4 della Corte di Cassazione richiamate)
Principi richiamati: distinzione tra funzione del giudice penale e del giudice della riparazione; il giudice della riparazione deve valutare autonomamente se il comportamento del richiedente abbia determinato o contribuito a determinare la falsa apparenza di illiceita in capo al richiedente (anche con valutazione ex ante); la frequentazione ambigua con soggetti mafiosi puo costituire indizio di colpa grave se concausalmente rilevante rispetto all'adozione della misura cautelare; l'assenza della condizione ostativa deve essere accertata d'ufficio.
Massime di principio
- Nel giudizio per riparazione da ingiusta detenzione il giudice deve operare con autonomia logico-motivazionale rispetto al giudice penale: non si tratta di accertare la colpevolezza penale, ma di verificare se dolo o colpa grave del richiedente abbiano concorso a generare l'apparenza di illiceita che ha dato luogo alla detenzione.
- La sussistenza di dolo o colpa grave costituisce causa ostativa al diritto all'indennizzo e va valutata d'ufficio, anche se la parte non la deduca espressamente.
- La valutazione deve tener conto di tutte le prove disponibili, comprese intercettazioni, captazioni ambientali e dichiarazioni testimoniali: frequentazioni ambigue con soggetti ritenuti appartenenti a sodalizi mafiosi possono integrare un elemento di colpa grave quando risultino concausalmente rilevanti rispetto all'adozione della custodia cautelare.
- Il giudice della riparazione deve motivare specificamente l'incidenza causale di ogni elemento ritenuto centrale per escludere o riconoscere la colpa grave; motivazioni generiche o contraddittorie possono determinare annullamento e rinvio.
- La condotta da valutare comprende comportamenti sia anteriori sia successivi alla sottoposizione alla misura e, piu in generale, tutti gli atteggiamenti noti al tempo della conoscenza del procedimento a carico del richiedente.
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