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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32603/2025 del 03/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Cesaris ha impugnato l'ordinanza del 17/12/2024 che aveva rigettato il riesame del decreto del 6/11/2024 con cui il Procuratore aveva disposto perquisizione e sequestro probatorio del suo telefono cellulare e del computer portatile nell'ambito di un'indagine su reati edilizi e connessi. La ricorrente ha dedotto: (1) violazione degli artt. 253 e 324 c.p.p. e carenza/contraddittorietà della motivazione rispetto ai requisiti di proporzionalità e pertinenzialità del sequestro, sostenendo che il provvedimento era eccessivo e finalizzato ad una raccolta esplorativa indiscriminata di comunicazioni; (2) mancanza di motivazione sul fumus per il sequestro rispetto agli elementi difensivi prodotti (assenza di contatti con alcuni indagati, inattendibilità di dichiarazioni, documentazione che smentirebbe profili sospetti); (3) violazione dell'art. 103 c.p.p. per l'acquisizione di materiale rientrante nell'"oggetto della difesa" e quindi tutelato, essendosi la ricorrente prestata come consulente/avvocato per la banca nella pratica di finanziamento in questione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile come manifestamente infondato e proposto al di fuori dei casi consentiti dalla legge. Ha richiamato il principio secondo cui il ricorso per cassazione contro le ordinanze di riesame delle misure reali è ammesso solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame non fosse mancante né meramente apparente nei termini che renderebbero possibile il sindacato di legittimità. Il Collegio ha inoltre ricordato che il sequestro probatorio è fondato sul fumus della pertinenza e può legittimamente avere per oggetto elementi utili anche indirettamente alla ricostruzione del fatto. Le questioni di merito prospettate (logica della motivazione, valutazione dell'attendibilità delle fonti, natura esplorativa del sequestro, natura delle cose sequestrate e loro attinenza all'"oggetto della difesa") non potevano essere decise in questa sede di legittimità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Corte di Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che il ricorso in Cassazione avverso ordinanze di riesame delle misure reali è consentito solo per violazione di legge (motivazione assente o meramente apparente), limitando il sindacato di legittimità sui profili di fatto e di logica argomentativa.

  • artt. 322-bis e 324 cod. proc. pen.

    artt. 322-bis e 324 cod. proc. pen.

    Norme che regolano il riesame delle misure cautelari reali e l'impugnazione; la Corte evidenzia il perimetro di sindacabilità in Cassazione (solo violazione di legge).

  • art. 103 cod. proc. pen.

    art. 103, comma 2, cod. proc. pen.

    Definisce le garanzie concernenti i documenti e le cose relativi all'attività difensiva. La Corte interpreta l'"oggetto della difesa" in senso restrittivo: rileva attinenza a un mandato difensivo specifico; non tutto ciò che riguarda l'attività professionale è automaticamente protetto.

  • art. 256 cod. proc. pen.

    art. 256, primo comma, cod. proc. pen.

    Riconosce la tutela del segreto professionale; anche in caso di sequestro di documenti professionali resta salva la possibilità di opporre il segreto nelle forme di legge.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, lett. e) cod. proc. pen.

    Riferimento alla disciplina dei motivi di ricorso per cassazione e al fatto che l'illogicità manifesta va proposta con il motivo specifico previsto; la Corte distingue cioè tra vizio di legge e censure di merito.

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla ricorrente nella censura sulla legittimità formale del sequestro; la Corte non ha ritenuto che la motivazione del riesame violasse i requisiti che renderebbero applicabile la tutela di legittimità per omissione di motivazione.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro ordinanze di riesame delle misure reali è ammesso solo per violazione di legge: la Corte non è sede di riesame libero dei fatti o della valutazione delle prove, salvo motivazione inesistente o meramente apparente.
  • La motivazione è "apparente" solo se manca dei requisiti minimi di completezza, logicità e coerenza o se dissimula l'assenza di un reale esame critico degli elementi decisivi; argomentazioni difensive generiche o rigetti motivati non sono sindacabili in Cassazione.
  • Il sequestro probatorio può essere disposto sulla base del fumus di pertinenza: non è richiesta la prova definitiva del collegamento tra cose e reato, ma una ragionevole possibilità che la cosa sia utile per accertare il reato.
  • Chi impugna deve allegare e dimostrare l'esistenza negli atti del riesame degli elementi indiziari dirimenti che si pretendono omessi: l'omesso esame di punti decisivi è censurabile solo se tali elementi risultino effettivamente disponibili al Tribunale del riesame.
  • Per i documenti presenti nello studio di un avvocato non vige automaticamente la protezione "oggetto della difesa": tale nozione riguarda materiale inerente a un mandato difensivo specifico; il resto del materiale professionale può essere sequestrato, con possibilità di opporre il segreto professionale nelle forme di legge.
  • Se si ritiene che il sequestro sia stato esplorativo o sproporzionato, è essenziale sollevare eccezioni e produrre prove in sede di riesame e cautelare; le valutazioni ex post su atti successivi non sono utili in sede di legittimità.

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