Cassazione Penale, Sentenza n. 40972/2025 del 19/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per abusi edilizi e reati connessi, deducendo: (i) la carenza di responsabilità personale di Michelina Limone (era solo progettista e non direttore dei lavori); (ii) la mancata valutazione delle prove e l'errata qualificazione delle opere (la strada e gli sbancamenti sarebbero preesistenti o rientranti in interventi agricoli, alcune opere sarebbero state autorizzate con permesso di costruire e deposito dei calcoli); (iii) la natura provvisoria della "baracca di cantiere" escluderebbe il permesso di costruire e l'autorizzazione paesaggistica; (iv) contestazioni relative all'assenza di deturpazione paesaggistica e all'arbitrarietà dell'invasione del suolo, nonché che il terreno occupato sarebbe appartenente al patrimonio comunale (non demanio) con conseguente vizio di procedibilità per difetto di querela.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili come generici e manifestamente infondati, nonché per violazione del principio di autosufficienza (i ricorrenti hanno evocato atti non allegati). Ha richiamato il principio della "doppia conforme" (sentenza di appello conforme a quella di primo grado) e ritenuto che i motivi riproponessero valutazioni di merito già esaminate e respinte: la Corte territoriale ha logicamente motivato il ruolo attivo di Limone, la necessità di permesso di costruire per sbancamenti, livellamenti e realizzazione di strada e capannone, l'esigenza di autorizzazione paesaggistica e deposito al Genio civile per aree vincolate e sismiche, la deturpazione paesaggistica e l'occupazione di suolo comunale. La doglianza nuova sulla natura del bene (patrimonio comunale vs demanio) è stata ritenuta inammissibile perché non proposta in appello; comunque la Corte ha rilevato che, anche se bene appartenente a ente pubblico, il reato di invasione (art. 633) perseguibile d'ufficio resta configurabile (richiamo a art. 639-bis). Conseguentemente i ricorsi sono stati rigettati, confermando la condanna (otto mesi di reclusione e euro 300 di multa per ciascuno) e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e alla sanzione ex art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia) art. 44, lett. b)
Le opere di sbancamento, livellamento e realizzazione di strada che comportano trasformazione del territorio richiedono il permesso di costruire; la Corte ha ritenuto che le opere contestate eccedessero l'ambito agricolo e dunque necessitassero di titolo autorizzativo.
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 artt. 93 e 95
Richiamate in relazione alle violazioni urbanistiche/edilizie e alle conseguenze sanzionatorie e amministrative; la motivazione di merito ha valutato le opere come difformi e autonomamente edificatorie.
D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) art. 181
Norma richiamata per il vincolo paesaggistico: le opere effettuate in aree vincolate richiedono specifica autorizzazione paesaggistica; la Corte ha ritenuto mancante tale autorizzazione per le opere.
D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 art. 146
Richiesta l'autorizzazione della competente autorità per interventi su aree vincolate; la Corte ha ritenuto che le opere necessitassero di tale autorizzazione.
Codice penale art. 633
Delitto di invasione arbitraria di terreni: la Corte ha ritenuto configurata l'illegittima occupazione di suolo pubblico da parte della strada/ lavori, con carattere di arbitrarietà.
Codice penale art. 639-bis
Norma relativa alla procedibilità per reati contro il patrimonio pubblico: la Corte ha ritenuto che il fatto riguardasse bene appartenente a ente pubblico e quindi la procedibilità d'ufficio fosse configurabile; la doglianza su natura demaniale vs patrimonio comunale è stata altresì giudicata inammissibile e, comunque, priva di rilievo.
Codice di procedura penale art. 606, lett. b) ed e)
Norme che regolano i motivi di ricorso in Cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione): la Corte ha ritenuto i motivi generici e manifestamente infondati.
Codice di procedura penale artt. 606, comma 3 e 609, comma 2
Richiamati per il divieto di dedurre in Cassazione questioni non prospettate in appello; la Corte ha dichiarato inammissibile la nuova doglianza sulla natura del bene perché non sollevata in grado d'appello.
Codice di procedura penale art. 616
Previsione della condanna alle spese e ad eventuali somme a titolo di rifusione: la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento e ad oneri previsti dall'art. 616 c.p.p.
Massime di principio
- In presenza di una "doppia conforme" (sentenza di appello che conferma quella di primo grado), la motivazione di appello può essere richiamata per relationem: il ricorso per Cassazione deve proporre censure nuove e specifiche, non semplici contestazioni del risultato probatorio.
- I motivi di cassazione devono essere autosufficienti: se si richiamano atti o documenti non allegati, il ricorso è inammissibile per difetto di autosufficienza.
- La qualificazione soggettiva (es. progettista vs direttore dei lavori) non esclude automaticamente responsabilità penale se emerge un contributo causale attivo e la consapevolezza dell'abuso (presenza sul luogo, firma di verbali, accettazione di nomina, ecc.).
- Interventi che modificano il profilo altimetrico, creano nuove viabilità o introducono opere con autonoma rilevanza economica/sociale vanno valutati concretamente: possono richiedere permesso di costruire e autorizzazioni paesaggistiche anche se descritti come lavori di "messa in sicurezza" o agricoli.
- Le strutture dette "provvisorie" possono comunque richiedere titoli autorizzativi se dalla loro natura o collocazione emerge stabilità o impatto rilevante (es. area sottoposta a vincolo o inedificabilità).
- Questioni non proposte in appello non possono essere sollevate in Cassazione, salvo eccezioni rare; perciò ogni questione rilevante di fatto o diritto va tempestivamente dedotta nei gradi precedenti.
- La distinzione tra demanio e patrimonio comunale può incidere su profili procedurali, ma la qualifica di bene pubblico (ente pubblico proprietario) è spesso sufficiente a sostenere la procedibilità d'ufficio per talune fattispecie; va comunque analizzata e documentata nei gradi di merito.
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