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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13507/2023 del 31/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva omissione di valutazione di motivi decisivi per escludere la responsabilità: in particolare contestava la rilevanza del sequestro dello stupefacente avvenuto in Turchia il 29/04/2015 (sostenendo che la conversazione intercettata sul numero del container era successiva di cinque mesi e quindi non riferibile al traffico), l'eccesso di confidenza della Corte di cassazione rispetto ai limiti dell'imputazione, la mancata considerazione di elementi identificativi fisici che escluderebbero che il "don Luigi" fosse il condannato e la mancata valutazione dell'assoluzione di terzi (Esposito Gioacchino e Ferracci Alessandro) che, secondo la difesa, avrebbe inciso sulla ricostruzione probatoria e sul ruolo attribuito al ricorrente.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non rientrante nei limiti dell'art. 625-bis c.p.p. (rimedi per l'errore materiale o di fatto). La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'errore di fatto è un errore percettivo (svista) nella lettura degli atti e non comprende valutazioni di merito o errori di interpretazione delle norme; l'omesso esame di motivi non costituisce errore di fatto salvo che sia una evidente svista immediatamente rilevabile con semplice controllo. Le questioni proposte dal ricorrente sono state ritenute di contenuto valutativo e quindi non proponibili con il rimedio straordinario. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Limita il rimedio straordinario all'errata percezione (errore di fatto) riferibile a svista o equivoco nella lettura degli atti; non copre errori di giudizio o di interpretazione normativa

  • Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002 (Basile)

    Definizione giurisprudenziale dell'errore di fatto come errore percettivo che ha influito sulla formazione della decisione; distingue errore di fatto da errore di giudizio e da errori di interpretazione normativa

  • Sez. 5, n. 29240 del 01/06/2018 (Barbato)

    Precisazione dei limiti dell'istituto: esclusione dal rimedio degli errori di valutazione, di interpretazione e degli errori del giudice di merito; l'omesso esame di un motivo non è errore di fatto se la censura è implicitamente infondata o incompatibile con la ratio della decisione

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è utilizzabile solo per correggere palesi svisti percettivi nella lettura degli atti (es. omissione materiale immediatamente verificabile), non per chiedere nuova valutazione della prova o della discrezionalità giudiziale
  • Le critiche che implichino rivalutazione delle prove, della credibilità delle intercettazioni o dell'identità dell'imputato devono essere proposte con gli ordinari mezzi di impugnazione (es. ricorso per cassazione nei limiti consentiti o altri rimedi), non con il rimedio straordinario
  • L'omesso esame di un motivo non costituisce automaticamente errore di fatto: per far valere tale errore bisogna dimostrare che si tratta di una svista materiale e che la presenza del motivo sarebbe immediatamente e oggettivamente rilevabile con un semplice controllo
  • Nella prospettazione difensiva è utile distinguere chiaramente gli aspetti formali/materiali (es. date, documenti, numeri identificativi) che possono configurare errore di fatto, dagli aspetti valutativi e interpretativi che invece richiedono ricorsi ordinari
  • Chi propone un ricorso straordinario dovrebbe documentare puntualmente l'errore percettivo (mostrando dove la Corte ha 'letto male' un atto o ha trascurato un documento evidente) per non incorrere nell'inammissibilità e nella eventuale condanna alle spese e a sanzioni

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