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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36897/2023 del 06/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Ancona (15/11/2022) che aveva parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Pesaro. Il ricorrente deduce: 1) inutilizzabilità della relazione di servizio dell'assistente di polizia giudiziaria Quarta Ivan (contestando la qualificazione come atto irripetibile); 2) vizio di valutazione e travisamento della prova in ordine alla partecipazione del ricorrente alla rapina (anche sulla base di elementi come l'uso del cellulare); 3) vizio nella valutazione delle dichiarazioni delle persone offese e del riconoscimento reso in dibattimento (art. 192 c.p.p.); 4) errata valutazione circa la configurabilità del concorso anomalo nella rapina.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto l'eccezione aspecifica perché il ricorrente non ha dimostrato l'incidenza che l'eliminazione della relazione di servizio avrebbe avuto sulla prova complessiva (prova di resistenza); inoltre la Corte d'appello aveva già affermato l'ininfluenza probatoria dell'annotazione. Gli altri motivi sono stati qualificati come censure di mera rivalutazione del fatto e del compendio probatorio, non sindacabili in sede di legittimità quando la motivazione dei giudici di merito è congrua. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 116 cod. pen.

    Richiamato perché la Corte d'appello aveva riconosciuto la prevalenza dell'attenuante prevista dall'art.116, comma secondo, sul piano della determinazione della pena per la rapina; la Cassazione non ha contestato tale applicazione nel merito.

  • art. 431 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla presunta inutilizzabilità della relazione di servizio; la Corte ha però ritenuto l'eccezione aspecifica poiché non è stata dimostrata l'incidenza dell'eventuale esclusione sulla prova complessiva.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto alla valutazione delle dichiarazioni delle persone offese e del riconoscimento in dibattimento; la Cassazione ha ritenuto che le censure non contestassero vizi di diritto tali da essere esaminabili in sede di legittimità ma si risolvessero in una diversa valutazione di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende a seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con valutazione di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • In Cassazione le censure devono indicare vizi di diritto o errori logici-giuridici specifici; la mera richiesta di diverso apprezzamento del materiale probatorio è inammissibile.
  • L'attacco all'utilizzabilità di atti (es. annotazioni di servizio) richiede la dimostrazione dell'incidenza che la loro esclusione avrebbe sulla cosiddetta prova di resistenza: se le residue risultanze sono sufficienti, l'eccezione è destinata a fallire.
  • Le contestazioni sulla valutazione della attendibilità dei testi o sul riconoscimento operato in dibattimento sono, salvo vizi procedurali specifici o illogicità manifesta, valutazioni di merito non sindacabili in cassazione.
  • Il giudice di merito non è tenuto a motivare punto per punto ogni deduzione difensiva: è sufficiente una motivazione complessiva, congrua e logicamente coerente che giustifichi il convincimento.
  • Chi propone ricorso in cassazione deve tener conto del rischio di condanna per spese e di ammenda (art. 616 c.p.p.) qualora il ricorso risulti manifestamente inammissibile o infondato per colpa nella scelta delle censure.

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