Ordinanza n. 163/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione distaccata di Catania, n. 2725/2025, pubblicata in data 23 settembre 2025 che ha respinto il ricorso introduttivo corredato da motivi aggiunti, avverso il provvedimento n. 32089 del 15 giugno 2023, di annullamento in autotutela del permesso di costruire n. 125/2021; nonché del provvedimento n. 244-D del 12 Settembre 2023, avente a oggetto l’ordinanza di demolizione delle opere abusive già incise dal suddetto annullamento in autotutela dell’originario permesso di costruire e di ripristino dello stato dei luoghi.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia, Sezione staccata di Catania, n. 2725/2025, e, in primo grado, annullamento in autotutela del permesso di costruire e ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
L'appellante ha chiesto la sospensione cautelare dell'efficacia della sentenza con cui il TAR aveva respinto il ricorso, corredato da motivi aggiunti, contro il provvedimento comunale di annullamento in autotutela del permesso di costruire e contro la successiva ordinanza di demolizione delle opere abusive e di ripristino dello stato dei luoghi. In sede cautelare sono stati prospettati profili di fumus boni iuris ritenuti non implausibili, anche alla luce delle fotografie depositate, dalle quali emerge l'esistenza di un immobile la cui consistenza e dimensioni devono essere ulteriormente accertate. È stato inoltre dedotto il periculum in mora derivante dall'esecuzione della sentenza e degli atti amministrativi, con particolare riferimento al rischio di demolizione delle opere già realizzate.
La decisione
Il CGARS ha accolto l'istanza cautelare. Quanto al fumus boni iuris, ha ritenuto opportuno riservare al giudizio di merito l'esame dei profili non implausibili prospettati dall'appellante, rilevando la necessità di approfondire consistenza e dimensioni dell'immobile. Quanto al periculum in mora, ha ritenuto prevalenti gli elementi connessi agli effetti pregiudizievoli dell'esecutività della sentenza e ha reputato necessario mantenere integra la situazione di fatto, evitando la demolizione di quanto già realizzato. Ha quindi sospeso l'esecutività della sentenza impugnata e degli atti impugnati in primo grado, demandando a un successivo decreto presidenziale la fissazione dell'udienza pubblica. Le spese della fase cautelare sono state compensate.
Norme richiamate
art. 98 c.p.a.
La disposizione costituisce la base processuale per la domanda cautelare proposta in appello e per la sospensione dell'efficacia della sentenza impugnata.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità dell'appellante a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità dell'appellante.
Massime di principio
- In sede cautelare d'appello, la presenza di profili di fumus boni iuris non manifestamente infondati può essere riservata allo scrutinio approfondito del merito, senza che il giudice debba definirli nella fase sommaria.
- Il rischio concreto di demolizione di opere già realizzate integra un rilevante periculum in mora quando l'esecuzione possa alterare irreversibilmente la situazione di fatto e pregiudicare l'utilità della decisione di merito.
- Quando sussistano fumus non implausibile e prevalenti esigenze di conservazione della situazione di fatto, il giudice cautelare può sospendere sia l'esecutività della sentenza di primo grado sia degli atti amministrativi oggetto del giudizio originario.
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