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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38280/2023 del 19/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto che venisse riconosciuta la continuazione tra tre diversi gruppi di sentenze (A, B, C) per fatti consistenti prevalentemente in plurime violazioni di misure di prevenzione personale e reati commessi in carcere (resistenza, lesioni, danneggiamento), sostenendo che sussistessero contiguità temporale, omogeneità delle condotte e la sostanziale unicità del disegno criminoso ai sensi dell'art. 81 c.p.

La decisione

Il Tribunale, con ordinanza del 30/06/2022, ha rigettato la richiesta di continuazione. La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso infondato e ha confermato che il ricorrente non ha assolto all'onere probatorio di dimostrare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso unitario: la parziale omogeneità dei reati e la contiguità temporale non sono, di per sé, sufficienti. Il giudice ha motivato che per i gruppi A e C le violazioni riguardavano prescrizioni eterogenee e quindi esprimevano una tendenza generale a violare diverse misure, non una programmazione unitaria; per il gruppo B il trasferimento imprevisto dalla Casa Circondariale e la diversa dinamica temporale hanno escluso una pianificazione comune. Il rigetto ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La Corte ricorda che la continuazione (art. 81 secondo comma) richiede la sussistenza di un "medesimo disegno criminoso" unitario; tale elemento non si identifica con mera abitudine o ricaduta nel reato e va accertato attraverso indici (distanza temporale ridotta, modalità, omogeneità del bene tutelato, condizioni di tempo e luogo). La temporalità da sola non è sufficiente.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata nei motivi di ricorso (impugnazione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione). La Corte ha valutato la doglianza sulla violazione di legge e il vizio di motivazione alla luce dei criteri giurisprudenziali applicabili.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Richiamata nel decreto impugnato in relazione a una delle sentenze (applicazione del rito dell'accordo). Non rilevante ai fini della valutazione della continuazione, ma presente tra i provvedimenti contestati.

  • art. 651 cod. pen.

    Citato come riferimento normativo per una contravvenzione contestata in uno dei procedimenti (reato commesso in carcere). La norma è menzionata per descrivere il contenuto del provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è necessario dimostrare la sussistenza di un "medesimo disegno criminoso"; non basta la reiterazione o l'abitudine a delinquere.
  • Gli indici utili sono, tra gli altri, la ridotta distanza temporale tra i fatti, l'omogeneità delle modalità e del bene giuridico offeso, e le condizioni di tempo e luogo; tuttavia anche se presenti, alcuni indici possono non essere decisivi se contraddetti da elementi concreti.
  • La contiguità temporale è un elemento rilevante ma, da sola, non è sufficiente per provare l'unità di ideazione: occorre una valutazione complessiva e concreta dei tempi e delle modalità delle condotte.
  • Eventi sopravvenuti e imprevedibili (es. trasferimenti carcerari) o l'eterogeneità delle prescrizioni violate possono escludere l'esistenza di una programmazione unitaria.
  • L'onere probatorio grava sul richiedente la continuazione: è sua responsabilità evidenziare gli elementi fattuali dai quali desumere la unitarietà del progetto criminoso.
  • La nozione di "disegno criminoso" ammette una pianificazione di massima e un margine di adattamento alle circostanze; non è richiesta una progettazione di dettaglio di tutte le condotte.

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