Sentenza n. 8377/2026 - Roma, Sezione 2B
per l’annullamento, previa sospensione degli effetti, del provvedimento di diniego del visto d’ingresso per motivi di studio prot.1217-p del 27.01.2026, notificato in data 29.01.2026;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d’ingresso per motivi di studio
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per motivi di studio, contestando esclusivamente l’erronea valutazione dell’Amministrazione circa la presunta volontà di non rientrare nel Paese d’origine al termine del percorso di studi, ossia il cosiddetto rischio migratorio. Il Ministero ha eccepito in via pregiudiziale la nullità della procura alle liti. Nel merito, l’Amministrazione ha prodotto documentazione, tra cui un estratto conto bancario, ritenuta indicativa dell’insussistenza, in capo al genitore della ricorrente, di mezzi sufficienti a sostenere la figlia all’estero. Il nucleo familiare risultava composto da dieci persone, due delle quali, inclusa la ricorrente, avrebbero inteso recarsi all’estero per motivi di studio. È stata inoltre contestata la mancata prova del titolo giuridico in forza del quale il titolare dell’alloggio in Italia avrebbe ospitato la ricorrente durante il periodo di studio.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso con sentenza resa ai sensi dell’art. 60 c.p.a. Ha rigettato l’eccezione di nullità della procura alle liti, ritenendo che la procura fosse validamente munita dell’apostille prevista dalla Convenzione dell’Aia del 1961, ai sensi degli artt. 12 e 60 della l. 218/1995. Nel merito, ha ritenuto infondato il ricorso perché la documentazione prodotta dal Ministero dimostrava l’insufficienza dei mezzi economici del genitore della ricorrente per il suo sostentamento all’estero; tale valutazione era rafforzata dalla composizione numerosa del nucleo familiare e dalla circostanza che due componenti intendessero recarsi all’estero per studio. Il TAR ha altresì rilevato che non era stata provata la disponibilità del titolo giuridico relativo all’alloggio destinato a ospitare la ricorrente in Italia. La ricorrente è stata condannata alla rifusione delle spese di lite, liquidate in 500 euro oltre accessori.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
ex art. 60 cod. proc. amm.
Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.
artt. 12 e 60 l. 218/1995
ai sensi degli artt. 12 e 60 L. 218/95
Sono richiamati dal giudice per ritenere valida la procura alle liti munita dell’apostille prevista dalla Convenzione dell’Aia del 1961.
Convenzione dell’Aia del 1961 sull’apostille
apostille prevista dalla Convenzione dell’Aia del 1961
L’apostille è ritenuta idonea a escludere la nullità della procura alle liti allegata al ricorso.
Massime di principio
- Nel giudizio amministrativo, la procura alle liti proveniente dall’estero non è nulla quando risulta munita dell’apostille prevista dalla Convenzione dell’Aia del 1961, secondo quanto richiamato dagli artt. 12 e 60 della l. 218/1995.
- Il diniego di visto d’ingresso per motivi di studio può essere ritenuto legittimo quando l’Amministrazione dimostri, mediante documentazione concreta quale l’estratto conto bancario, l’insufficienza dei mezzi economici dichiarati per il sostentamento dello studente all’estero.
- Nella valutazione del rischio migratorio connesso a una domanda di visto per studio possono assumere rilievo la composizione numerosa del nucleo familiare e la contemporanea intenzione di più suoi componenti di recarsi all’estero per motivi di studio.
- La mancata prova del titolo giuridico che consente l’ospitalità presso l’alloggio indicato in Italia costituisce un ulteriore elemento idoneo a sostenere il diniego del visto per motivi di studio.
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