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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02459/2024 del 25/01/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un cittadino nigeriano aveva proposto opposizione davanti al Giudice di pace contro un decreto di espulsione dal territorio nazionale adottato dal Prefetto ai sensi dell'art. 13 d.lgs. 286/1998; l'opposizione era stata respinta. In cassazione il ricorrente ha articolato tre motivi: 1) violazione degli artt. 13, comma 2, lett. a), e 19, comma 1, d.lgs. 286/1998, oltre a varie norme processuali e costituzionali, sostenendo che il decreto fosse illegittimo perché, prima dell'espulsione, aveva presentato domanda di protezione internazionale; 2) violazione dell'art. 13, comma 2, lett. c), d.lgs. 286/1998, lamentando che la pericolosità sociale fosse stata affermata in modo erroneo; 3) violazione dell'art. 13, comma 5, d.lgs. 286/1998, deducendo che non gli fosse stato concesso il termine per la partenza volontaria.

La decisione

La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato, osservando che la domanda reiterata di protezione internazionale non produce effetto sospensivo automatico sul precedente rigetto passato in giudicato e che, nel caso concreto, non era stata allegata alcuna richiesta di sospensiva al giudice della protezione. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché la valutazione della pericolosità sociale era stata comunque svolta in concreto e con riferimento all'attualità, sia pure sinteticamente, nel provvedimento impugnato. Il terzo motivo è stato ritenuto infondato perché la mancata concessione del termine per la partenza volontaria non incide sulla legittimità del decreto di espulsione, ma eventualmente solo sulle successive misure coercitive di accompagnamento o trattenimento, da far valere nel relativo giudizio di convalida. Il ricorso è stato quindi respinto, senza statuizione sulle spese per mancata difesa dell'intimato.

Norme richiamate

  • art. 13, commi 2 e 8, d.lgs. 286/1998

    Norma base del decreto di espulsione amministrativa oggetto di opposizione.

  • art. 13, comma 2, lett. a), d.lgs. 286/1998

    Richiamato per contestare l'espulsione in presenza di domanda di protezione internazionale.

  • art. 19, comma 1, d.lgs. 286/1998

    Invocato come limite all'espulsione, ma la Corte non ne ha ravvisato la violazione nel caso concreto.

  • art. 13, comma 2, lett. c), d.lgs. 286/1998

    La pericolosità sociale dello straniero va valutata in concreto e all'attualità, non solo sui precedenti penali.

  • art. 13, comma 5, d.lgs. 286/1998

    La mancata concessione del termine per la partenza volontaria non determina di per sé l'illegittimità del decreto di espulsione.

  • art. 5, comma 6, d.lgs. 286/1998

    Richiamato dal ricorrente nel primo motivo, senza che la Corte ne ricavasse una specifica violazione autonoma.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato nel primo motivo come norma processuale violata, senza rilievo decisivo nella decisione.

  • art. 113 c.p.c.

    Invocato nel primo motivo come norma processuale violata, senza rilievo decisivo nella decisione.

  • art. 115 c.p.c.

    Invocato nel primo motivo come norma processuale violata, senza rilievo decisivo nella decisione.

  • art. 116 c.p.c.

    Invocato nel primo motivo come norma processuale violata, senza rilievo decisivo nella decisione.

  • art. 132 c.p.c.

    Invocato nel primo motivo come norma processuale violata, senza rilievo decisivo nella decisione.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Usato come parametro di deduzione dei primi due motivi per violazione di legge.

  • art. 360, n. 5 c.p.c.

    Usato per censurare la motivazione sulla pericolosità sociale.

  • art. 360, n. 4 c.p.c.

    Usato per lamentare la mancata concessione del termine per la partenza volontaria.

  • direttiva 2008/115/CE

    La Corte afferma che la mancanza del termine per la partenza volontaria rileva nelle fasi coercitive dell'allontanamento, non sulla legittimità del decreto espulsivo.

  • art. 10 Cost.

    Richiamato nel primo motivo dal ricorrente, senza specifico accoglimento.

  • art. 32 Cost.

    Richiamato nel primo motivo dal ricorrente, senza specifico accoglimento.

Massime di principio

  • La presentazione di una domanda reiterata di protezione internazionale non determina automaticamente la sospensione dell'efficacia di un precedente rigetto passato in giudicato, salvo che sia dedotta e richiesta specificamente la sospensione nel procedimento competente.
  • In tema di espulsione amministrativa dello straniero, la pericolosità sociale deve essere accertata in concreto e con riferimento all'attualità, mediante una valutazione complessiva della personalità e della condotta, non essendo sufficiente il solo richiamo ai precedenti penali.
  • La mancata concessione del termine per la partenza volontaria non incide sulla legittimità del decreto di espulsione, ma eventualmente solo sulla fase esecutiva coercitiva dell'allontanamento, da contestare nel relativo giudizio di convalida.
  • Le censure che attengono alla fase esecutiva dell'espulsione non possono essere utilmente spese per invalidare il provvedimento espulsivo presupposto, quando il vizio dedotto riguarda soltanto l'accompagnamento coattivo o il trattenimento.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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