Cassazione Penale, Sentenza n. 47426/2023 del 27/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame proposta dalla terza non indagata Wenxian Chen avverso la convalida e il sequestro preventivo di circa €85.000 operate nell'ambito di indagini per reati connessi all'art. 603-bis c.p. La ricorrente contestava l'inammissibilità sostenendo di essere proprietaria, o comunque titolare di diritto alla restituzione, di parte della somma (circa €56.000) ricevuta come donazioni in occasione della festa per i 100 giorni dalla nascita della figlia e che il denaro fosse in compartecipazione nel nucleo familiare che occupava l'abitazione dove fu eseguito il sequestro. Il Tribunale aveva ritenuto la domanda generica e priva di elementi specifici idonei a provare il diritto alla restituzione (prodotte solo una locandina dell'evento e nessun registro delle donazioni o elementi probatori tali da dimostrare la titolarità della somma; redditi dichiarati incompatibili con risparmi per la restante somma).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza di inammissibilità emessa dal Tribunale del riesame. La Corte ha ritenuto che, pur essendo astrattamente legittimato il terzo alla proposizione del riesame, l'ammissibilità richiede l'allegazione di un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene e la specifica indicazione dei fatti e delle prove che sostengono la pretesa di proprietà o diritto di terzi. Nel caso concreto la ricorrente non ha fornito elementi specifici e probatori sul rapporto tra sé e la somma sequestrata (mancanza del registro delle donazioni, evidenze insufficienti circa le entrate comprovanti risparmi per la restante parte della somma), per cui il Tribunale ha legittimamente ritenuto la richiesta inammissibile. La ricorrente è stata altresì condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
artt. 110 e 603-bis cod. pen.
artt. 110 e 603-bis cod. pen.
Norme penali che definiscono il reato oggetto delle indagini (concorso e reati contro la persona/violenza sessuale aggravata indicata dall'art. 603-bis): citate come contesto della misura cautelare alla base del sequestro.
art. 240-bis cod. pen.
Norma che disciplina la confisca per equivalente e beni riferibili al profitto del reato; il PM aveva chiesto il sequestro in vista di una futura confisca ex art. 240-bis.
art. 322, 322-bis e 324 cod. proc. pen.
art. 322, 322-bis e 324 cod. proc. pen.
Determinano i soggetti legittimati a proporre richiesta di riesame/impugnazione delle misure cautelari (imputato, difensore, la persona cui le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla restituzione); la Corte richiama che la legittimazione va accompagnata dall'allegazione di un interesse concreto alla restituzione.
art. 325 cod. proc. pen.
Limita la possibilità di ricorso per cassazione alle ipotesi di violazione di legge da parte delle persone indicate; la Corte chiarisce la portata restrittiva del rimedio in sede di legittimità.
art. 606, co. 1, lett. e) cod. proc. pen.
art. 606 co. 1 lett. e) c.p.p.
Distinzione tra i vizi di motivazione (in particolare l'illogicità manifesta) e la violazione di legge, con conseguente delimitazione dei motivi proponibili in cassazione ai sensi dell'art. 325; la Corte sottolinea che l'illogicità manifesta è rimessa all'art. 606 e non rientra automaticamente nell'art. 325.
Giurisprudenza (Sezioni Unite e precedenti decisioni della Corte di Cassazione)
richiami a Sez. U. n. 5876/2004, Sez. U. n. 25932/2008 e altre pronunce citate
La Corte richiama orientamenti consolidati in cui si precisa che la legittimazione all'impugnazione deve corrispondere a un interesse concreto alla restituzione e che i vizi di motivazione assumono rilievo limitato in sede di cassazione salvo i casi di motivazione radicalmente insufficiente.
Massime di principio
- Il terzo non indagato che chiede il riesame o la restituzione di beni sequestrati deve allegare e documentare un interesse concreto e attuale alla restituzione; le affermazioni generiche sulla titolarità o sulla comune gestione famigliare sono insufficienti.
- È necessario presentare elementi probatori specifici già nella fase di riesame (es. registri, ricevute, bonifici, dichiarazioni dei donanti, elenchi dei donatori, prove documentali della destinazione della somma) per dimostrare che la somma si riferisce a donazioni o a beni personali e non alla disponibilità dell'indagato.
- Se il denaro è rinvenuto nell'abitazione dove è residente un indagato, il giudice può richiedere prove più robuste della titolarità di terzi; il mero fatto della convivenza non prova automaticamente la comune proprietà.
- In cassazione il rimedio previsto dall'art. 325 c.p.p. è limitato: le contestazioni devono riguardare violazioni di legge o vizi della motivazione così gravi da renderla illogica o incomprensibile, mentre l'illogicità manifesta è un motivo distinto ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
- In casi simili è utile chiedere, se pertinente, il dissequestro o il dissequestro parziale già in sede di riesame indicando puntualmente quale quota si reclama e fornendo la relativa documentazione.
- Per culture con prassi di donazioni informali (es. usanze comunitarie) occorre allegare prove della prassi (registri, testimoni, attestazioni dei donanti) per far valere efficacemente la natura delle somme come donazioni familiari.
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