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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47392/2023 del 27/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la responsabilità per reati connessi all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (shaboo) e reati connessi. Dungao Julieta Villanueva ha dedotto l'insussistenza della prova rispetto ai capi A (associazione, art. 74 d.P.R. 309/90), E e H (artt. 110, 73 co.1 d.P.R. 309/90), sostenendo che le intercettazioni non dimostrerebbero la volontà di far parte di un sodalizio permanente e che il suo ruolo sarebbe stato meramente di tramite, non di "organizzatrice". Dacasin Trace Lyn Sison ha censurato l'esistenza del delitto associativo per mancanza dell'elemento costitutivo, la brevità e l'episodicità delle condotte, l'assenza di accordo e struttura permanente, la scarsa partecipazione e un accertamento probatorio insufficiente (anche per una perquisizione negativa). Francisco Benson Asuncion ha impugnato solo la contestazione associativa, denunciando difetto e illogicità della motivazione, travisamento della prova e decisione fondata su mere presunzioni, con violazione degli artt. 192 c.p.p. e norme costituzionali e processuali richiamate.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le doglianze fossero generiche e consistessero in un riesame del merito e della valutazione del materiale probatorio, materia riservata ai giudici di merito; ha verificato che la Corte d'appello e il Tribunale avevano fornito motivazione congrua e dettagliata, basata su contatti ripetuti, intercettazioni, operazioni di importazione, attività di logistica e controllo, ritenuti idonei a dimostrare l'esistenza di un vincolo associativo stabile o comunque un sistema operativo anche se di durata non ampia. Sono stati richiamati principi giurisprudenziali secondo i quali la prova dell'associazione può desumersi da facta concludentia (contatti continui, viaggi per rifornimenti, basi logistiche, divisione dei compiti, modalità esecutive). Le critiche difensive che riproponevano una diversa valutazione delle prove sono state giudicate non ammissibili in Cassazione se non fondate su manifesta illogicità o violazioni giuridiche evidenti. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    Norma sulla associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte afferma che il vincolo permanente può essere provato anche mediante facta concludentia (contatti continui, viaggi per rifornimenti, basi logistiche, divisione dei compiti, modalità esecutive).

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, artt. 73, 110

    Artt. relativi ai reati specifici di detenzione/cessione (art. 73) e concorso (art. 110); la sentenza ha ritenuto provati reati fine collegati all'associazione in base alle intercettazioni e agli elementi probatori.

  • Codice di procedura penale, art. 192

    Regole sulla valutazione della prova: le censure che si limitano a riassegnare una diversa lettura probatoria sono inammissibili in Cassazione; va dimostrata la manifesta illogicità della motivazione per poter sindacare il merito.

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. e)

    Limiti delle doglianze in Cassazione: non è possibile dedurre vizi di motivazione che traducano in un generale esame di merito; il sindacato è limitato ai vizi di motivazione di macroscopica evidenza.

  • Costituzione, art. 111, comma 6

    Riferito in ordine al diritto alla motivazione e al giusto processo; la Corte ha richiamato il principio che la sentenza deve esporre un apparato logico argomentativo e che la valutazione delle prove è rimessa al giudice di merito.

  • Codice di procedura penale, artt. 125, 533, 546 e 533, 546

    Norme processuali richiamate dalle difese (soprattutto in rapporto ai limiti d'impugnazione e travisamento della prova); la Corte ha ritenuto che le censure invocate non dimostrassero vizi processuali cogenti tali da consentire la rinnovazione del giudizio in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né riformula la valutazione delle prove: i ricorsi che si sostanziano in un diverso apprezzamento del materiale probatorio sono inammissibili salvo che emerga una manifesta, macroscopica illogicità o violazione processuale rilevante.
  • In reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti la prova del vincolo associativo può essere desunta da "facta concludentia" (contatti continuativi, viaggi per rifornimenti, basi logistiche, divisione dei compiti, modalità operative), non è necessaria la prova di direttive esplicite.
  • Il ruolo di "organizzatore" non richiede necessariamente ordini espliciti o una figura gerarchica formale: comportamenti di coordinamento, smistamento, uso di più utenze o gestione dei flussi logistici possono giustificare tale qualificazione se logicamente comprovati dalle emergenze probatorie.
  • La durata temporale limitata di un'attività criminosa non esclude la configurabilità di un'associazione se gli elementi raccolti mostrano un sistema operativo collaudato anche per un arco temporale breve.
  • Le intercettazioni e l'interpretazione del linguaggio usato dagli indagati costituiscono materia di fatto rimessa al giudice di merito: in Cassazione possono essere censurate solo per vizio di motivazione manifesto o travisamento evidente degli atti.
  • Le doglianze procedurali o di motivazione in Cassazione devono essere specifiche e puntuali; formularne di generiche o ripropositive del mero contrasto interpretativo con le conclusioni del giudice di merito porta all'inammissibilità del ricorso.

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