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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8633/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva annullato la misura interdittiva (sospensione dall'esercizio della professione di medico) applicata dal G.i.p. ai sensi dell'art. 290 c.p.p., nell'ambito di un'indagine per concorso in corruzione in atti giudiziari (artt. 110, 319-ter, 321 c.p.) a favore del Giudice di Pace Alberto Di Vico. L'accusa verteva sul fatto che la d.ssa Liguori, moglie del magistrato, avesse percepito incarichi di consulenza retribuiti 'in nero' da avvocati (Paolo Miranda e Carlo Tozzi) in relazione a pronunce favorevoli del Di Vico. Il Pubblico Ministero ha censurato il Tribunale per avere ritenuto i rapporti come mera situazione debito/credito o come fatto disciplinare, sostenendo invece che si trattava di aspettative di futuri incarichi retribuiti configuranti il pactum sceleris e lamentando che il Tribunale abbia impropriamente indicato accertamenti ritenuti non necessari all'indagine (cene, viaggi, analisi comparativa delle pronunce ecc.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. Ha ritenuto che il Tribunale di Roma abbia motivato correttamente l'annullamento della misura interdittiva sulla base della insufficienza e incompletezza delle indagini e del quadro indiziario, cioè della mancata dimostrazione, allo stato, di un sinallagma illecito (pactum) tra il magistrato e i legali con l'apporto della coniuge. La Corte ha inoltre richiamato i limiti del sindacato di legittimità, che non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione degli elementi di fatto, potendo verificare solo la congruenza e la logicità della motivazione del giudice di merito.

Norme richiamate

  • art. 319-ter cod. pen.

    Norma sulla corruzione in atti giudiziari: la decisione del Tribunale è fondata sulla mancanza di prova del pactum sceleris necessario per integrare il reato, sicché rapporti economici o omessa astensione, se non collegati a un accordo corruttivo dimostrato, possono non integrare il delitto.

  • art. 290 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la misura interdittiva applicabile dall'autorità giudiziaria (sospensione dall'esercizio della professione): il provvedimento cautelare è stato annullato perché il Tribunale ha ritenuto insufficienti gli elementi indiziari a sostegno della misura.

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato: richiamata come titolo di partecipazione alle condotte penalmente rilevanti contestate.

  • art. 321 cod. pen.

    Articolo richiamato nella contestazione penale; dal testo emerge solo che fa parte del novero delle fattispecie contestate assieme a 319-ter e 110, senza ulteriore specificazione analitica nell'ordinanza impugnata.

  • art. 11 legge n. 374/1991

    Richiamata dal Tribunale come contesto normativo (sistema del cottimo per i giudici di pace) che può influenzare l'orientamento delle pronunce; ciò può rendere necessaria una comparazione sistematica delle decisioni per escludere che pronunce favorevoli siano dovute a condotte corruttive e non a meccanismi retributivi istituzionali.

  • principio giurisprudenziale (Sez. U., n. 11 del 22/03/2000, Audino)

    Principio richiamato secondo cui la Corte di Cassazione, nel sindacare ordinanze del riesame su misure cautelari, è chiamata a verificare la congruenza e la logicità della motivazione del giudice di merito e non può riesaminare i fatti o sostituirsi alla valutazione probatoria del giudice di merito.

Massime di principio

  • Per disporre o confermare misure interdittive ai sensi dell'art. 290 c.p.p. in casi di corruzione in atti giudiziari è necessario un quadro indiziario che dimostri il pactum sceleris tra il corruttore e il pubblico ufficiale; meri rapporti economici o omissioni di astensione, se non inseriti in un sinallagma dimostrato, possono essere insufficienti.
  • Un elevato tasso di accoglimento delle cause promosse da determinati avvocati non prova di per sé la corruzione: occorre comparare gli orientamenti decisionali del magistrato anche rispetto ad altri colleghi e tenere conto di possibili cause strutturali (es. sistema del cottimo) che possono influire sulle statistiche.
  • La mera indicazione di possibili ulteriori accertamenti (cene, viaggi, verifiche patrimoniali, comparazione giurisprudenziale) non rende illegittima l'ordinanza del riesame quando il giudice di merito ritenga le indagini attuali insufficienti: tali approfondimenti sono compito dell'autorità inquirente.
  • In sede di Cassazione il sindacato è limitato alla verifica della logicità e completezza della motivazione del giudice di merito; non è consentita una nuova valutazione di merito degli elementi di fatto o degli indizi.
  • In casi simili, per rafforzare la posizione accusatoria, è utile acquisire elementi probatori diretti del sinallagma (pagamenti documentati, comunicazioni che dimostrino accordi, ripartizione anomala di incarichi retribuiti, testimonianze concrete) e analisi comparativa delle decisioni del magistrato rispetto ai colleghi.

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