Cassazione Penale, Sentenza n. 27107/2024 del 09/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato l'applicazione degli arresti domiciliari per i reati di cui agli artt. 110 e 319‑quater c.p., lamentando violazione di legge e vizi della motivazione. In particolare deduce che il Tribunale non ha dato risposta alle deduzioni difensive, ha erroneamente ritenuto rilevante una conversazione del 19/05/2023 nonostante il ricorrente fosse stato rimosso dalla carica, e ha fatto affidamento su esigenze cautelari (reiterazione e probabile inquinamento probatorio) che sarebbero infondate dato il decorso e la quasi conclusione delle indagini. Successivamente ha depositato motivi nuovi documentando l'avvenuta ricezione dell'avviso di conclusione delle indagini al fine di escludere il pericolo di inquinamento probatorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Napoli abbia fornito motivazione adeguata e logica sui pericoli di reiterazione e di inquinamento probatorio, osservando che la mera cessazione dalla carica non esclude la capacità dell'indagato di condizionare l'attività amministrativa tramite reti clientelari. Quanto al rischio di inquinamento probatorio, la Corte ha affermato che lo stato avanzato o la chiusura delle indagini non esaurisce l'esigenza di tutela della genuinità della prova. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Codice penale
art. 110, art. 319‑quater
Le norme indicano i reati contestati; nella decisione la Corte non decide sulla colpevolezza ma ne rileva l'uso quale riferimento per valutare le esigenze cautelari (reiterazione di reati della stessa indole)
Codice di procedura penale
Prevede la condanna alle spese e la possibile sanzione pecuniaria per ricorsi inammissibili; la Corte ha applicato tale disposizione per la sanzione di euro 3.000
Corte costituzionale
sentenza 13 giugno 2000 n. 186
Richiamata in relazione alla impossibilità di esonero dalla sanzione pecuniaria nelle ipotesi previste
Giurisprudenza della Corte di Cassazione citata
Sez. 6, n. 1238 del 03/12/2019 (Carletti); Sez. 6, n. 18770 del 16/04/2014 (De Lucchi); Sez. 6, n. 9117 del 16/12/2011 (Tedesco); Sez. 2, n. 3135 del 09/12/2022 (Forte) e altre
Principio consolidato secondo cui la sola cessazione dalla carica non esclude la prognosi di pericolosità cautelare se sussistono fatti concreti che dimostrano la capacità di continuare a condizionare l'amministrazione; inoltre la valutazione del pericolo di inquinamento probatorio si effettua anche con riferimento a prove già individuate e non viene meno con la chiusura delle indagini
Massime di principio
- La cessazione o la perdita di una carica pubblica non elimina automaticamente l'esigenza cautelare: il giudice deve valutare fatti concreti che dimostrino la persistente capacità di influenzare l'amministrazione
- Il pericolo di inquinamento probatorio va valutato anche rispetto alle prove già acquisite o individuate; lo stato avanzato delle indagini o la loro chiusura non azzerano automaticamente tale rischio
- In sede di cassazione sulle misure cautelari il sindacato è limitato: sono ammissibili censure per violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione, non semplici rivalutazioni dei fatti o della loro interpretazione
- La produzione di documenti successivi (es. avviso di conclusione indagini) non travolge automaticamente le valutazioni cautelari, salvo che dimostrino un'effettiva e decisiva sopravvenienza
- Il ricorso inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p., quindi occorre valutare la fondatezza formale dell'impugnazione prima di proporla
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